Azioni & Reazioni (manca)
Intorno al 1200 un monaco ha scritto ” DIES IRAE”. Mozart, il genio, l’ha musicata e poi anche Verdi nella “Messa di Requiem”.
Ho scoperto con meraviglia che mia nonna conosce questa preghiera imparata nella tradizione cristiana per generazioni e generazioni. Con questa mia generazione si chiude il giro.
Si spegne una lampadina e si forma un buio opaco al suo posto, purea di nero.
E’ una preghiera che deve far paura. Si doveva recitare prima di morire per implorare a un dio crudele una disperata clemenza il giorno del giudizio universale. E sarà, dio, come un gran capo intorno ad un tavolo operatorio.
E’ come se stessi sulla porta ad aspettare di vedere spuntare il mio rampollo che rientra alla base.
Io in genere faccio aspettare. Non aspetto per principio. Si pensa sempre che aspettando si affretti il ritorno di qualcuno.
Il fatto è che appena ritornavo, mi rimbarcavo proprio quando già si immaginava di vederci la tele tutti assieme seduti accanto. Mi fa tristezza dappertutto, ma mi sbarco su altri suoli, anche se qualcuno mi trattenesse per le falde degli slip… tanti baci a casa, carezze ai bambini, segue lettera.
Certe volte in giro mi faccio male e vado da chi mi può riparare, il mio antibiotico si chiama silenzio. Certe volte è un mio amico scrittore che mi dà il silenzio. Ha una mano larga come un sedile di aratro e con quella tiene un telefonino con di là me abbastanza silenziosa per essere nello sfogo.
Dico solo: “Ciao, nonno” anche se ha la mia età, è l’immagine del conte di Montecristo dopo la galera con la sua barba a coda di lupo. E lui: “Ciao, piccola dea bianca”, bianca vuol dire fredda. Tutto è freddo per uno che ha freddo.









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