La commozione è servita.
E
Appoggiata ad una scopa la portinaia raccontava alla vicina l’operazine del suo gatto. Storia tragica in due atti.
Ho interrotto la narrazione, sempre umiliante da udire per una donna, come me, con la quale la natura s’è dimostrata generosa e ho chiesto di un frugulino di due metri e duecento chili.
Mi ha lanciato uno sguardo che mi ha fatto passare il singhiozzo: “E che ne so!”
Me lo ero immaginato che m’avrebbe fatto pagare l’interruzione.
Non la perturbo ad oltranza. Mi scolo tre rampe di scale, essendo dotata di due gambe in perfetto stato.
Busso. La stanza è imbiancata a calce e regna un disordine calcolato: divani coperti di lenzuoli fiammeggianti, alle pareti chitarre senza corda, casse dipinte in vari colori e altre fregnacce. Insomma avete capito la topografia?
Questa soffitta diverte solo i compagni, è un’attrazione. E non si vive bene sul palcoscenico d’un music-hall. Nasconde l’indigenza del luogo con delle buffonate. Per esempio, sul soffitto c’è una scritta: “Il padrone non sposa!” Divertente, divertente, ma triste!
Ho ricercato ancora la Perpetua chiedendo del Don, il signorinone è fuori. Ma và?
Lei, eccola fare lo slalom sull’argomento preferito delle persone che ce l’hanno con chi è più giovani, perché sono nati dopo di loro. Litanie di sarcasmi sui pervertiti di questo secolo, senza, naturaly, aver riguardo alla verità.
Intenzionalmente e facendo apposta (questo pleonasma è voluto) sono cordiale.
E ciò la sconcerta. Mi squadra, mi osserva, mi sonda, mi studia e finisce col decidere di fregarsene.
Mentre le sfoggio la mia innata dolcezza d’animo, sento una risata.
La sua risata è una cosa enoooorme, grassa e crassa, vischiosa, traboccante, torrenziale, scrosciante e decisamente potente, ai limiti dell’apoplessia!
Seguono le seguenti riflessioni: “Sei mesi senza di te è come un giardino per sei anni senza concime!”
Finissima la metafora.
Eccolo qua lo spargitore di salse sui risvolti, l’uomo dalle stilo che si svuotano in tasca, l’uomo al quale manca sempre un bottone, un pettine e un fracco di vil pecunia!
Fa battute una dietro l’altra ed io intanto noto che è ingrassato, ha le occhiaia e un qualcosa di doloroso addosso.
Penso senza dirglielo che mi è mancato, così allegramente irritante e cocciutamente divertente.
Parlo, interrompendolo, di soldi. Se ne frega. Non li conta e mi propone di andarseli a mangiare e a bere.
Devo dirgli che lo lasciamo a casa dal lavoro, ma ho tre pacchi di cotone idrofilo in gola.
So già che gli farò un bernoccolo da dromedario.
Dice che ho qualcosa.
E’ assolutamente vero. Mi stupisce il suo intuito. C’è solo un’altra persona che m’intuisce così: il kecifailiano.
Per prendere tempo mi interesso della sua salute e lui s’interessa del mio segreto.
Uso la tecnica, anche lui.
Cede prima lui, anche per dimostrarmi che sono brava e funziono sempre come venditrice.
“Allora, patata, come va la salute?”, dico. Lascia che la mia curiosità faccia le bolle con astute pause. Io sono tutta una branchia, come un pesce fuori d’acqua: si sta spaccando in due, pare.
Mi si stringe la gola. Mi pare di inghiottire una zampa di gallina con le dita divaricate.
Poi torna subito alla carica per estorcermi la notizia.
In genere le mie sono sempre buone. E’ fiducioso come un bambino.
Con tecniche di comunicazione che gli ho insegnato… il segnale della resa è una risata. Ma non mi sogno neanche.
Credetemi fratelli, mi sentivo un pugile dilettante che scende dal ring dopo essersi sciroppata 15 round contro il campione del mondo. Avete presente il film “Million dollar baby”?, ecco!, nel punto in cui lei le prende da matti!
Barcollo.
Quello che provo nel dirglielo lo scriverò quando andrò in pensione su di un libro e sarà così grosso, fratelli, che lo metteranno sotto il sederino di tutti i ragazzini che imparano a suonare il pianoforte.
Dai Pink Foyd a Giovanotti, la musica è cambiata dentro di me.
Ed allora vi dirò che quello che è seguito non lo dimenticherò nemmeno fra mille anni.
Vado alla macchina, ma mi sento chiamare, mi lascio raggiungere e mi dà una bottiglia: “Io sarò contento anche se avrò sopra di me un piccolo giardino, piccola!”
Sono partita con la bottiglia sulle gambe “da bere in allegria” con tutti gli altri.
Per i commenti: samuelasalvotti@gmail.com









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