Avevo Un Fidanzato Bellissimo

A

“ […] non capisci gli incubi dei pesci rossi […]

passeresti ore a pettinarmi le vene […]

dal naso colano le sere

corrono verso l’ospedale maggiore […]

di non so

 

Avevo un fidanzato, ci eravamo attorcigliati stretti, immobilizzati, ogni mancanza era un delitto di lesa-morosa e tutti i pensionati e gli anemici erano fuori a guardarci.

Posso, ora, samuelescare liberamente, passeggiando per le vie e ritornare, poi, in compagnia di uno che mi furoreggia dietro con uno sguardo coagulato. Il tipo medio che io racimolo in genere è color viola cardinalizio, ha sempre caldo ed è gonfio in tutte le parti come il portafoglio di chi va a fare i mercati. Insomma i Mostruosi sono il mio pane.

Per tutti coloro che non sanno un granchè della vita, avviso che nella vita si creano simpatici tandem: le damone grosse si accompagnano ai bassi; i lottatori di sumo, invece, trovano irresitibile le minuscoline, inoltre, altra informazione preziosa, chi ama le cavallone può apprezzare uno scricciolo, ma non l’inverso, mai. Lo sai perchè? Perchè in certe quarantachilenni si trova il mondo! Razzi e paparazzi, gas, portaaerei, fanteria. Una che deve farsi largo nel mondo altrimenti la calpestano, dissemina, disperde e addenta, ragazzotti. Gli altri giocano a dama, la Minuta gioca a bocce sulla stessa scacchiera. Certe psiche dopo il mio passaggio sembrano Waterloo: un campo di grano che si affloscia sotto la lama affamata del trattore: saccheggiate, attillate, rose, denudate e ukrainizzate.

Da ragazzina uno mi ha detto: “Samuela (Samuela è il mio diminutivo, in realtà è un accrescitivo perchè è più lungo del mio vero nome) sei un fiorellino delicato e mi piacerebbe coglierti al volo!”, e giù un corteggiamento a passo di lupo, con finte e sguinci, sornione e prudente per non disintegrare l’inizio. Allora ero acida, in menopausa a quindici anni. Il bamba si era messo in una situazione massacrante, fratelli! Qualcosa di grande si sarebbe edificato. Ogni secondo pesava una tonnellata e faceva male ai bronchi. Gli ho risposto: “Ehi, chiappa d’elefante, io sono una femmina diplomata dalla nascita e non un sedano che tu ti mangeresti per aperitivo”. Ha taciuto sotto la sua groppa giumentesca di vergogna, ma io no: c’è sempre qualche fondo in un angolo da distruggere: “Mi dispiace ma io non concedo colloqui ai detenuti” nonostante fossi un po’ balbuziente sui bordi, la mia non era una panopelia da dilettante: ho partorito tanta offesa, poi, che ho spinto il nonnino nelle ortiche. Conosco la psiche di questi grossi Signori: la conosco come una mano che conosce a memoria i volumi sui quali passa. Ora sono più fine sotto i baffi. Ma immagino che vogliate parlarmi, palparmi, riempirvi gli occhi di questa individua d’eccellenza. Forse vorrete conservare in voi la mia immagine, accapparrarmi, stokarmi, lo so. E ditemi, brava gente, cosa fa un essere Designato quando le folle la acclamano? Benedice! E’ questa la grandezza, il potere, il dominio! Non posso, fanciulli darvi cose materiali, per tre ragioni: non li ho, non li avrei più io e mi sminuirebbe, ma posso spacciarvi qualcosa di spirituale: vi benedico, guaglio’. Agisco in nome di chi mi ha delegato: ancora me stessa. Dalla punta dell’indice e del medio allungati lancio benedizioni come si lanciano i confetti alle nozze campagnole: “Prendete e tremate, perchè questo è il mio unico cadeaux“! Tutti intonano l’atto di fede, i Credo’s men!

Nel post precedente (“Me ne vò”) ho parlato di questi Aspersi, di questi Nascosti nel grembo, di questi Senomaternatori! Non bisogna mai lasciarli soli, bisogna coprirli perchè non prendano freddo e benedirli! Immagino che tutti, in fondo, aspettino il miracolo: un miracolo a bruciapelo, a freddo e a secco. Ce ne freghiamo tutti di chi miracola, importante è essere oggetto del miracolo.

Dunque dicevo, ci sono donne come me e ci sono uomini che hanno avuto delle infanzie combattive, in cui solo il forte veniva rispettato, in cui l’unica difesa era l’attacco, puntano sui punti deboli dell’altro per vedere come reagisce, per capire che intenzione ha, la verità, opinano, viene fuori solo con lo scontro. Incolpano e puniscono gli altri, mai se stessi. E sottopongono raramente a critica la propria opinione: discutere e motivare le decisioni non farebbe che indebolre il loro potere. Con loro anche le argomentazioni più probanti vengono rifiutate perchè non possono permettersi di spostare l’attenzione dalla lotta, all’esame dei fatti. Insomma sono i tipi a cui non serve a letto il rosario come barbiturico.

Ecco io avevo un fidanzato così, bellissimo, ma così. Con uno così e con una come me è inevitabile tenere ogni giorno un consiglio di guerra nel corridoio. Gli uomini delle mie amiche sono piccoli quarantenni di una sessantina d’anni, tarchiati, con spalle da cardatori, pantofole di feltro a scacchi e occipitino tipo pere William. Noi invece siamo come due in una porta a tamburo in un albergo: uno vuol uscire, mentre l’altro vuol entrare e ci si conserva nell’immobilità. E questo mi stava bene. Mi stava bene l’eccesso, sesso ed eccitanti, notti di baldoria, divertimenti stremati, lavorare fino a crollare, mangiare tre piatti uguali uno dietro l’altro, una volta che emergeva un desiderio, si passava direttamente all’azione prima che diventasse frustrazione, l’intervallo tra impulso e azione era minimo e in una festa era l’ultimo ad andarsene.Va bene, va bene, controllo, rabbia, sesso, eccesso, baldorie, o-tutto-o-niente, gli altri sono solo forti o deboli, corretti o scorretti, senza vie di mezzo, mi stava bene, va bene, non m’importa, non sono poi tanto diversa, avremmo sballato, slitttato, rullato, sbandato, sobbalzato, ma uno così, ditemi se ho ragione, uno così, dicevo, non deve assolutamente essere vile, ed ho, davvero, ragione!, falso per vigliaccheria, ho stra-ragione!, uno così deve spaccare il mondo, può essere anche brutale, rozzo, coriaceo, lottatore, glielo permetto, ma non deve, non può, non è etico, non è coerente, non è giusto che racconti balle per paura. Ho ragione?

Ora, libera, posso samuelaniare senza limiti, posso passare dal basso clero, all’alta finanza. Non mi devo più chiudere nelle latrine per essere me stessa. Saluto da qui tutti i pisciatristi.

La cosa, però, che mi scoccia da matti è che uomini così non sentono il dolore, né fisico, nè psichico, il diniego del dolore è uno strumento necessario per un buon lottatore, la soglia del dolore è altissima, non sentono quando perdono sangue dentro e fuori, possono spaccarsi a metà come una mela, possono vedere chi amano morire, ma in essi non passa nulla che assomigli alla sofferenza. Solo io resto qui, tutta sbullonata, a far la guardia alla camera mortuaria e a fornicare con il dolore.

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