Soldi, Sangue e Sudore
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SOLDI, SANGUE e SUDORE
Uno dei piaceri più grandi della vita, oltre che fare figli, innamorarsi, creare bellezza, è fare soldi. Non averli, amici, ma farli: restare storditi dalla propria bravura, è uno stato nello stato. La vita ti pare onesta come i prezzi dei vestiti da Zara.
Senza ipocrisie, i soldi sono figli della sete che la vita ha di se stessa.
Il dolore di un vecchio che non ha accumulato nulla è uguale o superiore al dolore di dover lasciar la sua roba qui, ma l’aver giocato a questo monopoli gli ha dato onore e dignità.
Il vero, triste, corrosivo errore è fare solo soldi, ma messo tra gli altri, credetemi bambini, è un piacere corroborante.
Sui soldi panegirescano tutti, trasformiscono tanti, ma ogni tanto, ragazzo, prenditi in disparte e presentati, guarda i tuoi desideri, in un lampo, scoprirai quelli strani nel tuo intimo. E bisognerà essere cauti nell’esprimere i desideri, perché potrebbero avverarsi.
Sono come il sughero, non affondo mai, perché ho capito che la maggior parte dei moltissimi problemi che abbiamo non si verificano mai.
Quando decidiamo qualcosa dobbiamo realizzarla velocemente, market timing, tempismo, non è importante non fare errori, è importante che non siano troppo grandi. Un tempo c’erano i forti e i deboli, ora ci sono solo i veloci e i lenti. Svelto è l’aggettivo più utile: svelto: abile nel comprimere il tempo senza fare pastrocchi, detersivo senza diversivo, risorsa per far chiaro, più veloce di mastro Lindo.
Per alcuni, invece, fare un investimento è come fare un matrimonio per un cattolico: per la vita, e forse non è sbagliato, se uno resiste senza tentazioni.
Vi ho già detto che ho delle zie “pote”, non sposate, perchè bislunghe? Ebbene l’Adele alla messa grande emerge dalla folla e ritornando dalla comunione sembra una giraffa con la crocchia in una parata d’un circo: canapia rossa, faccia cerea, porta gli occhiali da presbite a tempo pieno, larghi come oblò, per decifrare il Giornalino di Sant’Antonio usa anche la lente da filatelista e i vigili li chiama riverisco-reverendi, legge il messale come fa un turista col manuale di conversazione straniero. Mi contempla senza vedermi per ore, poi mi cerca col radar ai saluti, la Lunga, e sembra sempre ferma all’Elevazione. Ha una 127 che in trent’anni ha fatto duecento km, ma è rimasta a piedi un pomeriggio, pensava andasse ad aria. L’ho messa su d’un taxi e dal fondo della carretta faceva cenni disperati: temeva che il taxista l’assaltasse una volta partita. Alla sua età, uno che pensi di deflorarla! Le ho detto di pregare per scongiurare il pericolo, ben tre rosari concentrati ci son voluti. Questo tanto per dirvi… Ecco, mia zia ha investito 11 milioni di lire nel 1960, ora, ancora sposata con lo stesso investimento, ha duecento mila euro. Naturalmente il tassì l’ho pagato io.
Ho il mio gruzzolino di concetti economici funzonanti, che, in men che non ci voglia a un monco a mettere i guanti, vi farò sdono, spilungoni.
Ecco le mie chicche che, come Il Sole 24 ore, un quotidiano giallino quasi arancione, tra l’altro un po’ esagerato: il sole c’è solo 12 ore, sono il sunto di quello che dovete sapere.
Primo, in borsa, se segui la maggioranza sei morto: solo cento euro al mese, in attività che non vuole nessuno.
Secondo, bisogna comprare cose eccellenti a un prezzo adeguato, piuttosto che cose mediocri a un prezzo scontato.
Terzo, un mio collaboratore deve avere onestà, intelligenza ed energia, in ordine, la prima perché le altre non mi distruggano.
Quarto, una scelta economica deve essere chiara, pulita, razionale, se non la si capisce non la si faccia.
Quinto e ultimo, il rischio è inutile, è uno spreco di energie ed è rischioso. Quando ho sentito il Ciccione dire: “Ho scommesso tutto, se avessi fallito non avrei avuto neanche la benzina del ritorno”, gli ho abbaiato: “Comunque sia andata, sei un pirla! Quelle emozioni accorciano la vita di un uomo, guastano!”, Quando sento uno stupido alzo la coda come uno scorpione. I due famosi duettisti, io e lui, del conservatorio dei begoni, escono crivellati di occhiacce, tra schegge di parole di cemento! Il Gonfio, fuori dai gangheri come una porta blindata, mi metterebbe spesso come una tartaruga che guarda passare un boeing. Quelli che, tra i miei 25 lettori, sono meno svirgoli, hanno capito: il rischio serve solo a chi è in riserva di adrenalina. Non mi sono mai drogata, non ho mai giocato d’azzardo e non ho mai preso in mano un’auto senza essere attentissima: sicurezza assoluta: la cosa è semplice, si maneggia facilmente, non teme la ruggine e non stinge al lavaggio. Amo le emozioni forti, vita intensa, esperienze estreme, ma senza rischio, grazie. Gli incoscienti fanno cilecca con me, super cilecca! Niente di niente.
Certi Signori arrivano a un livello che potrebbero godersi il capital gain, ma in genere giocano al raddoppio. Vai a leggere la storia di Silvio, giovine. Io l’ho fatto, ho letto la sua storia come si faceva prima della guerra: a piccole puntate sotto forma di fascicoli.
Ha un trucco: compra aziende sane ma gestite male, offrendo prezzi leggeri, proprio quelle che prima ha venduto a prezzi robusti, ma tutti sono felici: dà, una che conosco io direbbe dona, un (1) milione di euro, pochi, maledetti, subito, a ciò che due anni prima ha comprato a cinque (5) di ciò che vale dieci (10). E sono sempre le stesse baracche, gli stessi omini che girano! Questi, poi, gli sono grati come fratelli di latte: minimo esborso e massimo capitale.
Ossessivamente reinveste sempre i profitti, disperatamente come se sospettasse che fuori da lì, i soldi evaporino velocemente. Le ultime vacanze le ha fatte su un’isola sperduta delle Seychelles, in un resort da 4.000 euro al giorno. Non è poi tanto. Alle ragazzotte allegre regala un ranocchio, teneri simboli d’affetto. Secondo me a guardarlo bene il Pifferaio pesa un buon 3% del Pil dell’Italia e a guardare ancora meglio temo che valga la metà del valore della Borsa italiana. La nostra nazione, Berluscolandia, è metà sua, non possiamo non essere suoi clienti e non contribuire al suo guadagno. Ditegli, per favore, che fra un po’ sarà l’uomo più ricco del cimitero.
Avete presente Zuckerberg si presenta al consiglio direttivo in t-shirt, felpa col cappuccio, borsa di tela, sandali. Mai calze, cravatte e giacche, i suoi iscritti erano 1 milione nel ’04, 5 nel ’05 5, 12 nel ’06, 50 nel ’07, 120 nel ’08, ora facebook ha l’onore di avere anche me, un po’ distratta.
Onoro più rutilanti imprenditori che tristi politici. I Stanlio e Olio dei vestiti, Dolce & Gabbana, questi portatori sani di Swarovsky, sono più eroici di un Clemente Mastella.
“Don’t be evil”, non siate cattivi, il motto di google, è quello che direi ai vecchi oligarchici goliardici.
Io non ho fatto molti soldi, perché ho molti interessi, desideri, piaceri, tutti a pari merito. Mi regalo domeniche piovose a vedere cartoni animati e cerco di non lavorare più di cinque ore al giorno, ma ho un’ammaccatura nel mio Universo, sono ammucchiata nel retro di un sogno: vivere nella, di, per la, sopra, sotto e tutte le preposizioni che hai, scrittura.
Lo scrittore per molti è un bamba da letto, rizzato sempre su un gomito, tra gli abbonati assenti della vita, riemergono ogni tanto con precauzione, ma scoprendosi molto scomodi o semplicemente inestetici, rifuggono nel mondo dei sogni. O miei signori quanto vi sbagliate!, i migliori sono stati dei buoni gestori di se stessi, non erano fuori dal mondo, dentro credetemi!
Purtroppo certe scritture sono impossibili da vendere.
Sabato scorso, sono salita sulle scale, che, come tutti sanno, è il momento più bello dell’amore, mi sono avventurata in un auditorio col mio Otello, un amico sincero, come direbbe Leone, un sei colpi, calcio di madreperla e canna cromata, con lui si può uscire senza flanella, tiene caldo dappertutto. E seduta ho sentito parlare il relatore come un moccioso davanti ad una torta.
Vestito a suo agio, parlava un po’ annoiato, cercava del divertimento che solo lui poteva darsi.
Io ero davanti a un signore che se avesse voluto avrebbe potuto soddisfare il mio più grande desiderio: furore silenzioso.
Diceva che i nomi sono importanti, eccomeno?, che i film entrano nell’immaginario…
Finchè tutto si sfalda, tutto inesplode, tutto si spegne. Chissà cosa speravo.
Faccio appena in tempo a sgridarmi: dovevo pensare a qualcosa da dire, avrei dovuto imparare a memoria la data di oggi almeno.
L’orrore della delusione ha lo sporco sapore di un dopo baldoria, il mio piccolo cuore faceva la sua piccola ginnastica.
Io così inarrestabile, sono, in realtà, così inabile nel muovermi e promuovermi che potrei fare un libro a rate, come le biblioteche componibili, mi potreste, per conto mio, comprare a elementi scomposti. Succede spesso: lo scarpolino va con le scarpe rotte: la donna di marketing non sa promuoversi! Divento imbranata a parlare della mia scrittura, sono come Luigino XVI, che a scuola lo prendevamo come un pirlotto, pieno di modestia quel re, fino alla ghigliottina.
Una volta, fratelli, ho visto una ditta che schiacciava auto con una formidabile pressa, un uomo era nella cabina e io immaginavo la mia testolina là in mezzo, ci vollero quattro secondi perché la mano raggiungesse la maniglia, un secondo per afferrarla e mezzo per azionarla, poi sarebbe potuta uscire la polenta dal cervello. Mi diceva l’omino che lavoravano anche per un grande architettto che usava spremute di auto. Ricordo che pensavo che era il delitto perfetto schiacciare un essere lì dentro, i cadaveri poi venivano annientati, incorporati nella ferraglia, assorbiti dalle carcasse, diventava tutto una pozzanghera di metallo. Sicura impunità. Come diceva un confessore spagnolo su tutte le mie idee: “Grave peccado, ma che bella invenciòn!”
Ecco io ero dentro alla ferraglia umana e stavo per essere triturata, nessuna orecchia poteva percepire le mie modulazioni di frequenza.
Ero di cartavelina. Io che odio tutto ciò che è piatto, dal petto degli inglesi, ai libri della Maraini.
Se almeno un famoso architetto mi avesse esposto, magari qualcuno troverebbe l’opera con me dentro più pregevole delle altre!
Ebbene, tutti ce ne siamo andati davanto al grande scrittore. Avrei dovuto dirgli al grande scrittore: sia ragionevole, Luca ( Doninelli), se mi ucciderà andandosene, andrà all’ergastolo, se invece mi dà speranze, la rinchiuderanno solo in un manicomio, da dove uscirà un giorno o l’altro.
Insomma ci siamo tutti espulsi, per me era l’annientamento del mondo, quello ideato e realizzato da Orson Welles, uscivo e cadeva l’Empire State sui caschi dei pompieri che sfilavano nella Quinta Avenue, con lo squarcio sotto disperato della Quinta di Beethoven, la più bella.









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