Venite Adoremus

tu conosci il mio nome.

non sono un’anonima, una latitante, nè un clone.

VENITE

ADOREMUS

ANZI sono la prima in google se digiti il mio nome sono in pulp position

la prima ( “ vengo a parlare.. come un fiume di tigri sepolte..”*)

*neruda

non amata, tendo ad essere adorata.

SPIETATA anzi peggio FEROCE: non capisco perché se sospettassi di essere straordinariamente senza
qualità o capacità, se fossi, cioè, assolutamente mediocre, senza estro creativo, inclinazione al pensiero, capacità amatorie, perché, quindi, non farei qualcosa che mi faccia illuminare di luce altrui. Chi vorrebbe da me
qualcosa d’altro, oltre me stesso?

Farei l’unica cosa che mi bypassasse la mia persona, che mi stornerebbe dal fare scelte, che mi terrebbe al sicuro e al caldo senza rischi: darei tutto me stesso, mi annullerei, diventerei un superbo secondo, un abbagliante esecutore, un perfetto factotum.

La storia è piena di mogli, preti e cavalier serventi.

E’ difficile che sia amore, ma l’adorazione è un buon surrogato.

Cos’è l’amore?

La definizione di amore più concreta che sono riuscita a inventare è questa: L’AMORE E’ FARE* QUALCOSA PER GLI ALTRI
LIBERAMENTE.

FARE*, anche il pensare è un fare.

L’amore presuppone un rapporto di parità, non ci si scappa, fratellini.

Nell’ipotesi di essere uno sprovveduto o un inadeguato o un incapace, entrerei nell’altro che stimo e ci starei come sopra ad un carro che mi porta.

La vita è quasi sempre una trappola: o si è troppo distanti o troppo dipendenti, ma in questo caso non ci sarebbe più problema: non si è né l’uno, né l’altro: si è dentro l’uno nell’altro.

Spesso molte donne parlano d’amore, ma è solo una mostruosa gratitudine.

Anche i preti, parlando di dio: solo gratitudine.

La gratitudine non è amore.

E’ scocciante, ma non ho inventato io i meccanismi delle relazioni umane!

Per definizione la gratitudine esclude l’amore. Mi dispiace.

L’unica cosa che mi consola: l’amore è raro e per pochi e la gratitudine è un sottogruppo abbastanza accettabile, in cui invece di amare si adora, si prega qualcuno.

Se faccio vendere, vedo l’adorazione, se diverto, vedo l’adorazione, se “regalo’ cose, pensieri, uomini, vedo adorazione, l’adorazione è così facile!

L’amore, invece, è una “cosa” precisa, rara e delicata.

HEREUSE COMME UN POISSON DANS L’EAU

Presidente, preferisco l’amore al potere, perchè il primo dà la felicità, il secondo solo esaltazione. Ma non sempre è stato così, un tempo, mi creda, preferivo il potere all’amore.

Sì, infatti signor Presidente mi permetta, da dopo Gesù il potere lo si conquista con il Verbo. Uno ‘così-così’, tipo il clemente, il mastellone, con quegli occhi buoni e rotondi, come un bue che rumina infelice dietro lo steccato, ma che si esprime bene, ha più potere di un genio che tace. Parla e parla finchè il macellaio squarta, ascolta e vota.

Ma modestamente, io avevo scoperto l’unica alternativa alla pontificazione, Presidente: l’alternativa al parlare è il fare azioni simboliche: un cannibalismo dei gesti. Basta fare ciò che è più forte alla forza della natura, spiazza e disorienta da matti.

Da piccola ero un esserino sinistro ed ossuto, un ranocchio in parte a quei bambini di porcellana, rosei e rubicondi. Inoltre, sa, pattinavo sulle erre, slittavo sulle doppie, ma, mi creda Presidente, ero tenuta in gran rispetto!

Anzi addirittura oserei dire che mi temevano e mi ossequiavano. E sa perchè Presidente? Perchè avevo fame. Giorni da boa. Denti decisi. Operazioni a stomaco aperto. Fagocitamento diretto. Tacevo e mangiavo. Mangiavo e tacevo. Avevo enzimi digestivi spaventosi. Fame di fame. Respiravo con le orecchie per mangiare. Il silenzio era fame per me. Il mare con il suo ron ron mi saziava. Mia nonna diceva: nemmeno un badilante (uno che usa il badile) mangia tanto! Ma sapeva che ero un arnese che se non aveva un bue squartato restava di lei solo il rosario (sì lo so: macabre pagliacciate yankees).

Ora sono una piccola santa, lascio andare, che ognuno vada verso il proprio destino, non mi distrae nulla e nulla mi rattrista.

Ma mi creda, Presidente, lei che ha potere: aiutare certi non è impossibile, è inutile! Ho capito che sono del tipo che anche se le situazioni sono scottanti, io non mi brucio mai. Alcuni sono eterni bonzi.

Il segreto è meditare: stare in mezzo alla vita senza voler cambiare nulla.

Ieri, per esempio, sono stata al ristorante con quelli del Lyons, gente di lusso. C’era un cameriere, figlio del padrone, che pesava 120 chilogrammi, sei menti, paffuto come se avesse due uova in bocca.

Mi tampinava, si vedeva perchè appena sono arrivata mi ha dato una formidabile pacca da staccarmi il polmone sinistro, testimonianza senz’altro di una brutale cordialità.

Ad un certo punto aveva il piatto di spaghetti in mano, il servo, e stava per alimentarmi, quando ha starnutito sugli spaghetti. Si è prodotto allora un’infiammazione della sua membrana pituitaria e scorreva il rigurgito di un liquido acquoso e filante che si è messo a tremolare all’estremità del naso.

Quando il liquido stava raggiungendo gli spaghetti, ha voluto naturalmente togliere questa incresciosa decorazione così poco appropiata all’ambiente.

Ergo ha sollevato il gomito destro per issare la manica all’altezza del naso, ma, nel far questo, ha compromesso l’orizzontalità del piatto di spaghetti e il tutto è cascato nella mia scollatura.

Tutti costernati, lui di più e lo si vedeva da come sfregava il mio decolté. L’ho perdonato come un papa quando benedice le folle.

In fondo la mia santità stava già superando un’altra prova: in parte avevo un anziano signore del Lyons che era ossessionato dai denti, in tasca aveva manciate di denti, mi diceva che ne perde uno al dì, come i bambini.

Mi faceva vedere come ballavano e mi diceva che sogna ogni notte impiantologie ortodontiche ad alta precisione.

In attesa ha preso la pastina in brodo.

All’improvviso mi ha domandato: “Le fa schifo sentire come balla?” e ha aspettato la mia risposta con un sorriso di purea di patate.

Quando gli ho detto : “Ok, ok, va bene!” da amareggiato, ho visto la sua faccia spaccarsi come un melone troppo maturo: “Davvero?”

Gli ho detto: “Tutto quello che c’è di più vero, mio buon paperone, !”

Grazie dell’ascolto.

 

 

Signori, ho ricevuto questo scritto nella mia posta privata e lo pubblico: mi commuove questo disperato prete solo, senza chiesa.

Lettera
di Don Paolo Farinella*
· Laureato in Teologia e in Teologia
Biblica e Scienze Bibliche e Archeologiche. Ha studiato lingue
orientali all’Università di Gerusalemme: ebraico, aramaico, greco. In
quello stesso Ateneo di Gerusalemme ha insegnato teologia per 7 anni.
E’ tornato in Italia e ha deciso di fare il parroco a Genova (la sua
città).

——————————

————————————————-
Egregio sig. Cardinale,
viviamo nella stessa città e apparteniamo alla
stessa Chiesa: lei vescovo, io prete. Lei è anche capo dei vescovi
italiani, dividendosi al 50% tra Genova e Roma. A Genova si dice che
lei è poco presente alla vita della diocesi e probabilmente a Roma
diranno lo stesso in senso inverso. E’ il destino dei commessi
viaggiatori e dei cardinali a percentuale. Con questo documento
pubblico, mi rivolgo al 50% del cardinale che fa il Presidente della
Cei, ma anche al 50% del cardinale che fa il vescovo di Genova perché
le scelte del primo interessano per caduta diretta il popolo della sua
città.
Ho letto la sua prolusione alla 59a assemblea generale della Cei
(24-29 maggio 2009) e anche la sua conferenza stampa del 29 maggio
2009. Mi ha colpito la delicatezza, quasi il fastidio con cui ha
trattato – o meglio non ha trattato – la questione morale (o immorale?)
che investe il nostro Paese a causa dei comportamenti del presidente
del consiglio, ormai dimostrati in modo inequivocabile: frequentazione
abituale di minorenni, spergiuro sui figli, uso della falsità come
strumento di governo, pianificazione della bugia sui mass media sotto
controllo, calunnia come lotta politica.
Lei e il segretario della Cei
avete stemperato le parole fino a diluirle in brodino bevibile anche
dalle novizie di un convento. Eppure le accuse sono gravi e le fonti
certe: la moglie accusa pubblicamente il marito presidente del
consiglio di «frequentare minorenni», dichiara che deve essere trattato
«come un malato», lo descrive come il «drago al quale vanno offerte
vergini in sacrificio». Le interviste pubblicate da un solo (sic!)
quotidiano italiano nel deserto dell’omertà di tutti gli altri e da
quasi tutta la stampa estera, hanno confermato, oltre ogni dubbio, che
il presidente del consiglio ha mentito spudoratamente alla Nazione e
continua a mentire sui suoi processi giudiziari, sull’inazione del suo
governo e sulla sua pedofilia. Una sentenza di tribunale di 1° grado ha
certificato che egli è corruttore di testimoni chiamati in giudizio e
usa la bugia come strumento ordinario di vita e di governo. Eppure si
fa vanto della morale cattolica: Dio, Patria, Famiglia. In una tv
compiacente ha trasformato in suo privato in un affaire pubblico per
utilizzarlo a scopi elettorali, senza alcun ritegno etico e
istituzionale.
Lei, sig. Cardinale, presenta il magistero dei vescovi
(e del papa) come garante della Morale, centrata sulla persona e sui
valori della famiglia, eppure né lei né i vescovi avete detto una
parola inequivocabile su un uomo, capo del governo, che ha portato il
nostro popolo al livello più basso del degrado morale, valorizzando gli
istinti di seduzione, di forza/furbizia e di egoismo individuale. I
vescovi assistono allo sfacelo morale del Paese ciechi e muti, afoni,
sepolti in una cortina di incenso che impedisce loro di vedere la
«verità» che è la nuda «realtà». Il vostro atteggiamento è recidivo
perché avete usato lo stesso innocuo linguaggio con i respingimenti
degli immigrati in violazione di tutti i dettami del diritto e
dell’Etica e della Dottrina sociale della Chiesa cattolica, con cui il
governo è solito fare i gargarismi a vostro compiacimento e per vostra
presa in giro. Avete fatto il diavolo a quattro contro le convivenze
(Dico) e le tutele annesse, avete fatto fallire un referendum in nome
dei supremi «principi non negoziabili» e ora non avete altro da dire se
non che le vostre paroline sono «per tutti», cioè per nessuno.
Il
popolo credente e diversamente credente si divide in due categorie: i
disorientati e i rassegnati. I primi non capiscono perché non avete
lesinato bacchettate all’integerrimo e cattolico praticante, Prof.
Romano Prodi, mentre assolvete ogni immoralità di Berlusconi. Non date
forse un’assoluzione previa, quando vi sforzate di precisare che in
campo etico voi «parlate per tutti»? Questa espressione vuota vi
permette di non nominare individualmente alcuno e di salvare la capra
della morale generica (cioè l’immoralità) e i cavoli degli interessi
cospicui in cui siete coinvolti: nella stessa intervista lei ha
avanzato la richiesta di maggiori finanziamenti per le scuole private,
ponendo da sé in relazione i due fatti. E’ forse un avvertimento che se
non arrivano i finanziamenti, voi siete già pronti a scaricare il
governo e l’attuale maggioranza che sta in piedi in forza del voto dei
cattolici atei? Molti cominciano a lasciare la Chiesa e a devolvere
l’8xmille ad altre confessioni religiose: lei sicuramente sa che le
offerte alla Chiesa cattolica continuano a diminuire; deve, però,
sapere che è una conseguenza diretta dell’inesistente magistero della
Cei che ha mutato la profezia in diplomazia e la verità in servilismo.
I cattolici rassegnati stanno ancora peggio perché concludono che se i
vescovi non condannano Berlusconi e il berlusconismo, significa che non
è grave e passano sopra all’accusa di pedofilia, stili di vita sessuale
con harem incorporato, metodo di governo fondato sulla falsità, sulla
bugia e sull’odio dell’avversario pur di vincere a tutti i costi. I
cattolici lo votano e le donne cattoliche stravedono per un modello di
corruttela, le cui tv e giornali senza scrupoli deformano moralmente il
nostro popolo con «modelli televisivi» ignobili, rissosi e immorali.
Agli occhi della nostra gente voi, vescovi taciturni, siete
corresponsabili e complici, sia che tacciate sia che, ancora più grave,
tentiate di sminuire la portata delle responsabilità personali. Il
popolo ha codificato questo reato con il detto: è tanto ladro chi ruba
quanto chi para il sacco. Perché parate il sacco a Berlusconi e alla
sua sconcia maggioranza? Perché non alzate la voce per dire che il
nostro popolo è un popolo drogato dalla tv, al 50% di proprietà
personale e per l’altro 50% sotto l’influenza diretta del presidente
del consiglio? Perché non dite una parola sul conflitto d’interessi che
sta schiacciando la legalità e i fondamentali etici del nostro Paese?
Perché continuate a fornicare con un uomo immorale che predica i valori
cattolici della famiglia e poi divorzia, si risposa, divorzia ancora e
si circonda di minorenni per sollazzare la sua senile svirilità? Perché
non dite che con uomini simili non avete nulla da spartire come
credenti, come pastori e come garanti della morale cattolica? Perché
non lo avete sconfessato quando ha respinto gli immigrati,
consegnandoli a morte certa? Non è lo stesso uomo che ha fatto un
decreto per salvare ad ogni costo la vita vegetale di Eluana Englaro?
Non siete voi gli stessi che difendete la vita «dal suo sorgere fino al
suo concludersi naturale»? La vita dei neri vale meno di quella di una
bianca? Fino a questo punto siete stati contaminati dall’eresia della
Lega e del berlusconismo? Perché non dite che i cattolici che lo
sostengono in qualsiasi modo, sono corresponsabili e complici dei suoi
delitti che anche l’etica naturale condanna? Come sono lontani i tempi
di Sant’Ambrogio che nel 390 impedì a Teodosio di entrare nel duomo di
Milano perché «anche l’imperatore é nella Chiesa, non al disopra della
Chiesa». Voi onorate un vitello d’oro.
Io e, mi creda, molti altri
credenti pensiamo che lei e i vescovi avete perduto la vostra autorità
e avete rinnegato il vostro magistero perché agite per interesse e non
per verità. Per opportunismo, non per vangelo. Un governo dissipatore e
una maggioranza, schiavi di un padrone che dispone di ingenti capitali
provenienti da «mammona iniquitatis», si è reso disposto a saldarvi
qualsiasi richiesta economica in base al principio che ogni uomo e
istituzione hanno il loro prezzo. La promessa prevede il vostro
silenzio che – è il caso di dirlo – è un silenzio d’oro? Quando il
vostro silenzio non regge l’evidenza dell’ignominia dei fatti, voi, da
esperti, pesate le parole e parlate a suocera perché nuora intenda, ma
senza disturbarla troppo: «troncare, sopire . sopire, troncare».
Sig.
Cardinale, ricorda il conte zio dei Promessi Sposi? «Veda vostra
paternità; son cose, come io le dicevo, da finirsi tra di noi, da
seppellirsi qui, cose che a rimestarle troppo . si fa peggio. Lei sa
cosa segue: quest’urti, queste picche, principiano talvolta da una
bagattella, e vanno avanti, vanno avanti. A voler trovarne il fondo, o
non se ne viene a capo, o vengon fuori cent’altri imbrogli. Sopire,
troncare, padre molto reverendo: troncare, sopire» (A. Manzoni,
Promessi Sposi, cap. IX). Dobbiamo pensare che le accuse di pedofilia
al presidente del consiglio e le bugie provate al Paese siano una
«bagatella» per il cui perdono bastano «cinque Pater, Ave e Gloria»? La
situazione è stata descritta in modo feroce e offensivo per voi dall’ex
presidente della Repubblica, Francesco Cossiga, che voi non avete
smentito: «Alla Chiesa molto importa dei comportamenti privati. Ma tra
un devoto monogamo [leggi: Prodi] che contesta certe sue direttive e
uno sciupa femmine che invece dà una mano concreta, la Chiesa dice
bravo allo sciupa femmine. Ecclesia casta et meretrix» (La Stampa, 8-5-
2009).
Mi permetta di richiamare alla sua memoria, un passo di un Padre
della Chiesa, l’integerrimo sant’Ilario di Poitier, che già nel sec. IV
metteva in guardia dalle lusinghe e dai regali dell’imperatore
Costanzo, il Berlusconi cesarista di turno: «Noi non abbiamo più un
imperatore anticristiano che ci perseguita, ma dobbiamo lottare contro
un persecutore ancora più insidioso, un nemico che lusinga; non ci
flagella la schiena ma ci accarezza il ventre; non ci confisca i beni
(dandoci così la vita), ma ci arricchisce per darci la morte; non ci
spinge verso la libertà mettendoci in carcere, ma verso la schiavitù
invitandoci e onorandoci nel palazzo; non ci colpisce il corpo, ma
prende possesso del cuore; non ci taglia la testa con la spada, ma ci
uccide l’anima con il denaro» (Ilario di Poitiers, Contro l’imperatore
Costanzo 5).
Egregio sig. Cardinale, in nome di quel Dio che lei dice
di rappresentare, ci dia un saggio di profezia, un sussurro di vangelo,
un lampo estivo di coerenza di fede e di credibilità. Se non può farlo
il 50% di pertinenza del presidente della Cei «per interessi
superiori», lo faccia almeno il 50% di competenza del vescovo di una
città dove tanta, tantissima gente si sta allontanando dalla vita della
Chiesa a motivo della morale elastica dei vescovi italiani, basata sul
principio di opportunismo che è la negazione della verità e del tessuto
connettivo della convivenza civile.
Lei ha parlato di «emergenza
educativa» che è anche il tema proposto per il prossimo decennio e si è
lamentato dei «modelli negativi della tv». Suppongo che lei sappia che
le tv non nascono sotto l’arco di Tito, ma hanno un proprietario che è
capo del governo e nella duplice veste condiziona programmi,
pubblicità, economia, modelli e stili di vita, etica e comportamenti
dei giovani ai quali non sa offrire altro che la prospettiva del
«velinismo» o in subordine di parlamentare alle dirette dipendenze del
capo che elargisce posti al parlamento come premi di fedeltà a chi si
dimostra più servizievole, specialmente se donne. Dicono le cronache
che il sultano abbia gongolato di fronte alla sua reazione perché
temeva peggio e, se lo dice lui che è un esperto, possiamo credergli.
Ora con la benedizione del vostro solletico, può continuare nella sua
lasciva intraprendenza e nella tratta delle minorenni da immolare
sull’altare del tempio del suo narcisismo paranoico, a beneficio del
paese di Berlusconistan, come la stampa inglese ha definito l’Italia.
Egregio sig. Cardinale, possiamo sperare ancora che i vescovi
esercitino il servizio della loro autorità con autorevolezza, senza
alchimie a copertura dei ricchi potenti e a danno della limpidezza
delle verità come insegna Giovanni Battista che all’Erode di turno
grida senza paura per la sua stessa vita: «Non licet»? Al Precursore la
sua parola di condanna costò la vita, mentre a voi il vostro «tacere»
porta fortuna.
In attesa di un suo riscontro porgo distinti saluti.
Genova 31 maggio 2009

Paolo Farinella, prete

4 Comments

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    Ago 8, 2017

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