Post lungo ma leggero.
U
Sono stata la tenera sentinella che allontanava i pericoli per strada, creando una viuzza pacifica al loro passaggio, fiancheggiata di traboccanti rose.
Ora tutti saranno scuri e cupi! Dopo il mio discorso d’addio, cadremo gli uni nelle braccia dell’altro, ci si mescolerà l’infelicità, ci si berrà le proprie lacrime, i sospiri mi spettineranno.
Bacerò tutti, non importa dove, sulle guance, sulla fronte, sulla bocca, negli occhi, ci si ripartirà l’effusioni, ce le assegneremo e ce le delinieremo.
Mi diranno che non se ne troverà più una come me nella storia umana, tutte le altre saranno dei surrogati, dei succedanei, delle copie non conformi, delle decalcomanie, delle imitazioni della Samuela.
Ci sarà il solito avvoltoio che approfitterà del mio tormento per saltarmi addosso con la zavorra dei suoi prosciutti e la bocca del grugno sarà ancor più avida e a ventosa, mi oppresserà, opprimerà, mi compresserà.
Sono anni che mi brama, l’orchesso, anni! ora sarà come uno che si accende una sigaretta nell’occhio del ciclone, mi farà ridiventare un feto.
Esco sempre dai suoi saluti indolenzita, sgualcita e struccata completamente.
Whisky a fiumi, non razioni da colibrì, perché il dolore scivoli come l’olio. In genere dopo il quinto bicchiere la lingua si incolla al soffitto della bocca. Molto scomodo per chi lavora parlando.
Ma mi capiterà di vedere alcuni talmente prostrati da trovarli addormentati in fondo ad un divano, conosco la stirpe umana dei venditori! Quando si sveglieranno poi avranno le cellule pulite e capiranno la loro triste realtà, anche se sono nel fiore degli anni.
In quel che faccio meglio sono il peggiore
E per questo dono mi sento benedetta
Il nostro piccolo gruppo c’è sempre stato
E ci sarà sempre, fino alla fine
Il gentiluomo a cui è diretto questo post è colui il quale è capace di provarmi con “a” più “b” uguale a “c” che ha diritto al saluto militare, alla salvezza eterna e ad un posto a sedere nelle ferrovie dello stato.
Questa complicata frase, fratelli, per dirvi a quant’ammonta la mia stima e l’affetto per il kecifailiano.
Questi due nobili sentimenti pullulano e permeano, nonché impregnano i miei due organi principali, la mente e il cuore, inversamente in ordine di importanza.
Queste scure e tetre parole (sebbene d’amore) sono state ispirate dal sito da cui provengo. Il locale in questione è nudo, gelido, nero e non c’è bisogno di raccontarsi cose tristi per rimanere seri.
Dopo che m’hanno detto “Entri!”, ho spinto una porta grossa come l’ebetitudine di chi va dai cartomanti, e c’era un signore loquace come un armadio.
Vi garantisco, signori, che in quel momento mi sono detta che è meglio leggere le avventure di Topolino, piuttosto che i fiorellacci di Baudelaire.
Pensavo che intanto fuori c’era stata la notte ed era stata serena come una notte di presepio. C’erano state tante stelline gentili che tremolavano (quando si ha il cuore gonfio, si ha bisogno di un firmamento, di galassie intere per non scoppiare).
Il tizio aveva sulla manica le lasagne da sergente ( o forse qualcos’altro, ma è lo stesso): “E allora?”
“E allora cosa? “, ho detto? Lui aveva sonno, mi faceva il morse con le palpebre e io ancora di più, erano appena le 11 a.m.
Sissignori, è in questo piccolo universo di buoni diavoli per niente complicati che ho condotto la me medesima.
Io ho sempre pensato che tutti coloro che “mettono la firma” hanno tanta voglia di obbedire o, detta di là, di farsi comandare addosso per non scegliere troppo (Buzzati docet, vedi “Il deserto dei tartari”) Penso cioè che per certuni la vita sia quello che c’è di più spaventoso. Ho fatto la mia bella denuncina.
E poiché ero ancora sotto stress, lui mi guardava come al circo si guardano le evoluzioni del trapezista.
Poi inizia a scrivere a macchina e gli scatti dell’affare, un’olivetti a mano, mi ammaccavano le orecchie, perchè sono molto sensibile alla cacofonia.
Se poi sono raffreddata, cioè con il naso come un fornello, la gola che frigge, la testa di vetro, ecco allora le orecchie mi si crepano come una vaso di terracotta a sentire certe voci secche, disidratate, per niente fluide, a scaglie di grana.
E pensare che in quel momento sarei potuta essere a bere un caffè tranquilla e beata con una persona che solo a vederla mi mette il buonumore, a cui, poi, non ho detto nulla. Come quando ero bambina, mi domandavo se era il caso di riferire fatti e misfatti a due poveri signori che mi hanno per genitori. Quasi sempre decidevo per l’acronimo SANTA: serve-a-niente-troppa-ansia! I giovani non si aprono come mele mai, perché i grandi ne approfittano per soffrire, logico no? Si, vero? Ed io benché fondamentalmente romantica di natura, adoro la logica.
Preferisco raccontarlo per iscritto ai miei amici, perchè quando racconto nessuno ha più domande da farmi tanto sono esauriente, esaustiva e anticipatrice. E’ un piccolo dono della natura.
Dunque stamattina nel fare le spese la solita slava, mi avvicina a mi parla di sventura e poi con uno scatto mi prende il portafoglio appoggiato nella bocca della borsa. E’ la seconda volta che mi capita.
Ma questa volta bruscamente le afferro il braccio destro. Lei fa un salto da canguro. Ma quando io tengo qualcuno ben stretto, è meglio andare a cercare subito un’ascia.
Un’addestratore di cani mi spiegava che i cani da difesa non sono addestrati per fare solo “bau bau”, ma sono addestrati per portare via un braccio. La ricompensa è dentro al braccio e fa la stessa resistenza di quando si strappa l’arto. Un rottveiler non deve mordere, deve amputare. La ladra poteva dimenarsi come una biscia, avevo tenagliato vestiti e carne.
Solo che la signora era attrezzatissima per ogni evenienza ed è scattato il suo “piano di fuga bis”: m’ha spillonato (bucato con uno spillone). Ho mollato la zingara come scottasse.
Sono accorsi i ragazzoni del supermercato.. uno sceso dal muletto, l’altro abbandonava la cassa, l’altro con le patate tra le braccia, costernati, costernatissimi…
“Corriamole dietro, dài, dài..!”, “Macchè!”, “ Dài, accidenti, è andata di là!”, io.
Ma non ero attendibile in quel che doveva essere un grido disperato: non so il perché, mi veniva da ridere da matti, anche se non ho mai visto ridere un matto.
Dopo il furto, dopo la denuncia, sono andata dall’Elisa. Era tutta sconvolta da un film che aveva visto alla sera in videocassetta: “Cuore in fiamme!” Capite? Cuore in fiamme! Voleva farmelo subito vedere. Con un titolo così, madonna, ero sicura che avrei avuto conati a ripetizione e poi, santiddio!, di mattina-primo pomeriggio!
Scusate se faccio l’idiozia di raccontarvelo, ma rende l’idea di quanto le donne, forse esseri superiori, possano essere, a botte, cretine.
E’ la storia di un tale che fa il chirurgo e che fa miracoli a tutto andare. Un giorno impazzisce per una ballerina. La pupa gli succhia tutti i soldi e poi lo molla. Il medico cade nella più cupa miseria. Ma ecco che la divoratrice di grana va sotto ad un’auto. Ci vuole un miracolo per riparargli la testa. In tutto il mondo c’è uno solo che sa farlo. E voi avete già indovinato che si tratta del medico-barbone.
Viene a saperlo dai giornali e va ad operare la tipa. Ella guarisce, si pente, si baciano e il film finisce proprio quando mi viene da vomitare.
Quando si vedono film simili, si ha voglia di chiedere l’indirizzo del produttore per esternargli i sentimenti del pubblico con un cazzotto in mezzo agli occhi.
Poi Elisa riceve visite. Un tipo Mario. Un tipo Mario c’è sempre, forse, nella vita di qualcuno. Un tipo Mario è un tipo che non vale niente per una sana baldoria, per una bella sbronza o per andare a far danni. Ma sui quali ci si può contare.
Lei ancora sotto l’effetto della melassa ha sospirato: “Mon amour, mon amour, m’aimes tu encore?” Lui: “Oh, oui!” Allora lei: “C’est trés mervejeuse!”
“Non vorrei intaccare la vostra gioia ma devo fuggire”, ho detto a loro e ho lasciato la stanza dopo aver rivolto uno sguardo fraterno al principino: in giubbetto fintapelle, bavero di poliestere espanso, bottoni di plastica. Senza i derivati del petrolio andrebbe in giro biotto, quel piccolo dongiovanni.
“Adoro la volgarità.
Sono più attratto dal cattivo gusto, ben più eccitante del preteso buon gusto che non è altro che una normalizzazione dello sguardo”
Newton
Per commenti: samuelasalvotti@gmail.com









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