Come si fa a (non) morire.

Sto studiando come si diventa vecchi. Ho un parco di studio che è l’ospizio, posto dove si dà per sempre ospitalità. Nell’entrare sembra un dormitorio di catalettici. Poi, guardando bene, vedi che, minuscola, piccola piccola, esile come un filo da pesca, c’è ancora la vita. Il cuore batticchia ancora, ma non è giusto come il nostro. Molti non vincerebbero la maratona di N.Y. Di alcuni diresti che non arrivano alla fine del mese, di altri, litigiosi come dannati da sembrare eterni,  si schiantano durante il sonno come quando il macellaio con un colpo di pesta-carne d’acciaio appiattisce una scaloppa. Ma come, non era quella che gridava sempre? Ora è lì schiacciata in un letto. Quasi tutte donne. Quasi tutte emiplegiche, da sedute...

Cosa ho visto nelle donne di oggi.

Guardo la gente con una curiosità morbosa. Le mie figlie sono incaricate a ricordarmi di non fissare le persone che passano, di distogliere lo sguardo. In un centro commerciale potrei sapervi dire se quello che vedo sono famiglie felici oppure no, potrei dirvi se quel bambino è spaventato dalla vita, potrei dirvi chi comanda in casa, saprei raccontarvi del problema grande dell’adolescente, della mamma urlante e innocua, del padre fantasma, della nonna ricattatrice… Non solo, potrei ricostruire tutta la loro giornata, so cosa hanno fatto, cosa pensano e cosa vogliono. So tutto delle persone che frequento e quello che non so lo integro con la mia conoscenza del genere umano. La mia conoscenza del genere umano è stata formata da tre fonti: 1. una, la...

Ecco, ci siamo!

  Ecco ci siamo. Questo piccolo libro c’è. Ha una copertina che attira, buca, bisogna prenderlo in mano quando lo si vede. C’è una foto di un quadro di Modigliani potentissima. E’ come avere un piccolo quadro in casa d’immenso valore. I libri, amici, arredano più di un mobile Ikea. E poi troverete dentro il film. Sì film, perché la poesia deve essere immagini. Non troverete mai nei miei libri la parola amore o cuore. Immagini dure, forti, senza pietà. Titolo: CONCEPITI IN VENTRI DI REGINE (“Se papi, sovrani e loro eredi, concepiti da fianchi regali…” Villon). Come averlo:   Per acquistare i miei libri con uno sconto del...

Dialogo disperato tra scrittrice e editore

– Salve Alberto. Mi hanno parlato di lei. – Spero bene… – Benissimo, sei un fine letterato, pare. – Mmmm mi pare troppo… – Non so. Mi piacerebbe leggere qualcosa di tuo. Se è possibile. – Ma io non scrivo…pubblico! – Allora potrei propormi: ho vinto il premio Italo Calvino, conosci? Quel premio serio e accademico in cui spesso la giuria è formata da Bobbio, Geno Pampaloni, Vitale… Non mi hanno pubblicato perché li ho scandalizzati, sia nel contenuto che nel linguaggio ( innovativo), ma non hanno non potuto premiarmi! 🙂 Devo, in realtà, ringraziarli: hanno premiato “il talento”, non perdono a loro la mancanza di coraggio. – Qualcuno ancora si scandalizza? – Io ci...

Fiere addomesticate

In una cultura patriarcale diventare Madre vuol dire che una donna si deve sempre purificare, da immonda diventare monda. Una grossa nube di odio maschile si spacca e piangendo acqua scura, da anarchica, isterica e irrequieta, la donna diventa “buona”. Dovrà assistere muta alla vita, non partecipare all’ilarità del mondo e dovrà diventare indispensabile e discreta. Se una sera la Madre fa una domanda al marito nella sua cucina smaltata come un obitorio, ecco se fa una domanda al marito non può che essere per una questione grave: “Dove vai?”, lottando con il caldo da serra e i suoi pensieri cupi. Il marito non può dirle che spera che, fra un po’, gli dica di sì la piccola cameriera della villa in cui è giardiniere. Quindi...

SPAM INTELLIGENTE

SPAM INTELLIGENTE

Tutte le nostre notti non sono notti d’amore. Per questo dovresti prendere un libro come un’amante segreta che con un’ascia rompe il ghiaccio che hai dentro. Leggere è una delle poche possibilità che ci dà la vita per essere felici. E’ quello che sta tra te e ciò che ti impedisce di essere felice. E bisogna leggere bene, perché leggere male è come non leggere. Leggere bene vuol dire leggere qualcosa uguale a quello che hai dentro. Quando avrai finito di leggermi, forse vorrai che io diventi tua amica e vorrai, anche, potermi telefonare tutte le volte che ti gira, come io vorrei fare con certi autori. Impiego dieci anni per scrivere 140 pagine, ma “dove la penna scorre facile, non nasce nulla di buono” I.Calvino. In...

 

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