Presentazione di me

MI PRESENTO

Autentica descrizione di me. Tutti dovrebbero descrivere con rigore scientifico la propria natura per i contemporanei e, a titolo speculativo, per i posteri.

Presentazione di me: sono quasi invincibile. A chi mi incontra do un passaggio fino a casa, facendo, io, un giro più lungo, e spesso, come Napoleone, attraverso i ghiacciai della Baresina.

Perché, ragazzi, il carattere è il nostro destino. Lo diceva il buon Dosto’. Il mio carattere è massiccio, al passo, da tiratore scelto.

Ho, cioè, il carattere della mia scrittura e non capisco chi non usa tutta la sua forza per esprimersi. Non capisco chi diluisce, chi attenua, chi intiepidisce. E’ come se Munch avesse fatto un sorriso al pelato che urla.

L’unico limite è l’offesa. Il resto è terra da conquista. Tutto si può fare. Il mio motto è contrario a quello del Papa: “Perché sì?”, il mio è: “Perché no?”

Non sono captiva, una prigioniera, ma neanche buona, sono libera. Sono esattamente una che si fida delle cose, delle persone e degli animali: compro robe che luccicano o che mi fanno luccicare la mente, non so aver paura di nessuno, non so vivere sul chi-vive! Non sono aggressiva, ma mi arrabbio molto.

Sono un incrocio tra un’aquila, un drago e una pantera, mescolati viene fuori un lupo. Un lupo arruffato. Sono esattamente questo: da capire. Non ci si mette molto a girare la testa verso di me, fatto questo, i camaleonti e i colibrì riescono a starmi in parte come la biblica immagine del leone che dorme con l’agnello.

Ora, poiché voglio essere fedele al vero, mes petits frères, arrivo a parlare del mio cupo difetto, a quel “quasi” del mio essere invincibile. Un “quasi” imponente, tumefacente, che dà ecchimosi.

Sì, è l’ora della verità, dell’umiltà e non sarò pimpante, compagni. Ho un particolare che nessuno ha, eccolo: chiunque mi può far male, perché lo informo come può farlo. Tutti nascondono il tallone achillineo, un fianco scoperto, una piaga viva. Io no, addirittura lo faccio vedere bene. E spiego con precisione: “Guarda, amico, questa è un’arma, la puoi usare quando vuoi, se la usi mi fai molto male. Io non sono capace di soffrire. Non so gestire il dolore. Non so dove andare e come salvarmi. Mi sbatto di qua e di là per giorni e mesi.”

Avviso prima affinchè non sia libero di ferire facilmente, do una responsabilità grande. Non ho difese. Mi consegno.

Solo un malato puro di tristezza o un signore molto umiliato dalla vita oserebbe usare quell’arma, nessuno leggermente umano può farmi male, è troppo facile ed è troppo ingiusto, anche se il resto del mondo non se ne accorgerebbe e nessuno lo incolperebbe.

Tra l’altro non conosco la Vendetta, la Rivincita, il Riscatto, i tre sollievi che rendono giustizia e tolgono il dolore. Non ho neanche il dono della Rinascita, come i religiosi, io non rinasco da nessuna parte, mi avvio ad attraversare il dolore con pazienza, piano piano, come quando Gesù, il Rinascibile, piangendo e bevendo il suo calice amaro, gridava: no! No! No! Non puoi farlo, accidenti!

Conosco solo un modo per salvarmi dal dolore: la Creazione. Da bambina quando ero triste inventavo storie, anche ora, mi faccio compagnia, mi asciugo la fronte con parole fresche mentre la febbre divora la testa.

Per fortuna la maggior parte della gente non è come me, ha il cosiddetto bel carattere: mite, prevedibile e giustamente noioso. Come dice Flaiano, hanno imparato a diffidare dal successo, preferiscono una buona routine. Ecco io offro sicurezza, vivacità, intelligenza a chi muore di noia, a chi non ce la fa, a chi campa male.

Ma, proprio perchè sono così, certe volte avrai voglia di farmi del male, avrai voglia di allungare la mano e prendere il bastone che ti ho dato. Se avrai pazienza e non lo farai, me ne accorgerò, te ne sarò grata. Ragazzo, se tolleri il mio esibizionismo, le mie arrabbiature e il mio infantilismo sei un grande! Vedete, per esempio, che tutti i miei post parlano di forza, di potenza, di eroi, è l’argomento dei bambini.

Anche i miei libri non parlano d’amore, ma di eroi umani, troppo umani. Cosa pensate che i bambini vogliano? Pensate che vogliano essere amati, come dicono gli stupidi neo-romantici? Pensate davvero che vogliano un’astrazione sbausciante come l’amore? Forse, sì, io un po’: ero un pacco senza destinazione e un bacio insalivato sarebbe stato un piccolo aiuto. Ma ancora di più avrei preferito una mano forte che mi tirasse su come una carota dalla fossa. Credetemi Mammotte, i bambini vogliono solo una cosa: genitori potenti e forti. Non vogliono baci. Piangono disperati se non li tieni in braccio bene, con sicurezza. Hanno paura di morire.

Avete presente il film “Ladri di biciclette”? Umiliano il babbo scoperto a rubare, il bambino raccoglie il cappello e glielo dà: è la sua corona, perché è il suo re.

Li conosco bene. Io conosco i cani e i bambini. Al primo colpo so di cosa hanno bisogno, so che cosa urlano e so quanto sono crudeli certi stupidi genitori. Non sbaglio mai. Mille volte ho litigato con i grandi difendendo i loro bambini.

Vedevo una signora che maltrattava sempre la figlia di sei anni, perché la sorella più piccola la faceva incolpare: la piccina era allergica, debole e diventava viola. Una furbina, aveva imparato a manipolare la madre. Ho provato un giorno a parlare a questa signora, le ho detto solo perché non cercava di stare bene, solo quello. Ma mi si è rivoltata: la piccola morirà -mi disse- se non abbatteva la grande! Ora la ragazza è strana e in cura. Si è bruciata dopo aver appiccato fuoco alla macchina piena di benzina. La madre è riuscita a renderla innocua. E non mi saluta ancora.

Sono anche una che gira con un numero di telefono (tel.348-7611439) per chiamare gente che viene a vedere facendo finta di nulla se c’è un cane sempre solo (non sopportano la solitudine), sotto il sole, legato o senza acqua.

Anche le mie nipotine: le ho viste una sola volta e so tutto di loro. Sono scolpite nella mia mente: con le loro spallette a livello delle orecchie, con gli occhi neri, ansiosi, vittime di una severità implacabile, ma anche forti da farcela.

I bambini sono il nostro istinto. Io non voglio giocare con loro, mi annoio come loro con me, mi piace solo guardarli, perchè siamo ancora noi, fanciulli, siamo sempre così: togli tutte le menate mentali, tutte le idee, le conquiste etic-spiritual-moral, restano solo due o tre sovrastrutture in più. Nient’altro.

Sono entrata in una casa ieri. Un bambino grasso che si chiamava Cesare ha preso la sedia ed è venuto in cucina, dove il padre-orco gridava alla moglie-nullità. Mi devo ricordare il muso di questo uomo, mi sono detta, per quando soffro di un tenace singhiozzo. Probabily picchia duro quell’uomo, si tratteneva solo perché c’ero io. Cesare mi ha chiesto subito: “C’è qualcosa da pagare?” sono scoppiata a ridere. Il piccolo proteggeva la famiglia. Allora ho capito: era lui che le prendeva tutti i giorni e poi con pazienza riportava la famiglia alla calma. Gli ho detto che Cesare vuol dire capo, kaiser, un nome da eroe.

Anche i cani, ragazzi, hanno un linguaggio complicatissimo e non fanno nulla che non sia vecchio di milioni di anni. Hanno tutti lo stesso istinto: avere un padrone, sono schiavi affettivi. Anche se tutti diversi.

Riassumendo per chi vuol avere a che fare con me: sono invincibile, ma anche gambizzabile, dipende dalla vostra gentilezza d’animo, posso fare soldi e affari e posso giocare per ore senza un motivo. Sono perfettamente consapevole dove, come e chi sono e so che sono solo poco più grande di una bambina, come voi d’altronde, ed è giusto quel poco, quel qualcosina di pochissimo di più dell’istinto di vivere, che ci distingue, fratelli miei. Niente di più di qualche idea, che perderemo per strada, verso la fine della vita.

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