UN viaggio pieno di sangue

UN viaggio pieno di sangue



 Un viaggio pieno di sangue

Come nascono i poeti

 

MADAME BOVARY C’EST MOI” Flaubert

 

 

 Sono il vampiro del mio cuore, uno di quei grandi derelitti condannati al riso eterno e incapaci di sorridere” Baudelaire

 

 

 Amici,

ci sono persone che s’aggirano tra di voi che conoscono bene se stessi, gli altri e capiscono presto, anche, come funziona il mondo.

 

Vedono bene i tranelli di chi se la tira, le bluffate e le buffonate del bullo, la finta generosità di chi si offre sempre, la condanna dei broker all’ambizione, vedono i giusti e i pii peccare, vedono i vili eludere colpe e la depressione degli edonisti. Sì, vedono, vedono… vedono te, fratello, che ti dai da fare da matti, che corri, che cerchi e desideri tutto l’oro, la gloria, il successo che si possa! Imbottiti di esplosivo, alcuni non hanno una vita, ma un circo.

 

Vedono il mondo col suo casino: i dèi mediocri; le case gonfie di cose e vuote di carezze; i casa-e-chiesa; i casa-e-i-figli e i casa-e-bottega; i Clementi Mastelli; le battute di quarta; i centralini intasati; i ”signor ministro le raccomando mia sorella”; gli americani, bambinoni con i soldi; le veline, mignotte col permesso di soggiorno; i quartieri in periferia, tendopoli di cemento; le stesse facce in tivù dall’infanzia che ci tormentano, un baraccone che applaudiamo perché fa un po’ pena; i pranzi dalla suocera; i pideissini; i forzisti; i monarchici; i nikeiani; i pandisti; i porscheristi;  i visaisti o gli american expressisti; le riviste gonfie di spot sui profumi; le modelle super e se c’è dietro al divo la foto d’uno normale è tristemente in monclear gonfio, con scarpe da astronauta, griffato, sponsor gratis, tatuato e contento che gli abbiano ripreso mezza faccia o mezzo culo; quelli con cinquanta euro il sabato per la sbornia di droga o liquore, neanche di sesso; quelli che buttano via la domenica per la cosa più stupida che ci sia, il calcio. Cosa frega, eh fratello?, tutto questo se uno si sente morire?

Loro vedono tutto, implacabilmente.

 

Non li compri con niente. Niente gadget, niente capellini o portachiavi, quelli li trovate a due blog da qui. Non si spacciano speranze con loro.

Non frega niente a loro dei Rolex, della moda, della casa bella, dell’auto… hanno altro da fare.

 

Chi non è loro, non sospetta, perchè non sai di avere il fegato finché non hai una colica, dolcezza.

 

Possono giocare a far soldi, perché sono intelligenti e vedono tutto e bene, ma che te ne fai degli applausi se hai dentro un bambino che piange sempre?

 

Quel bambino erano loro che battevano i pugni sulla porta perché una madre gliela aprisse, ma non l’ha fatto e li ha lasciati fuori, al freddo e soli: la loro madre non ha sentito i richiami e li ha lasciati fuori a vagare nel buio di una lunga notte.

 

Allora questi bambini hanno pensato che erano troppo brutti, troppo stupidi o troppo cattivi per stare al riparo e al caldo. Forse non hanno diritto, loro, ad una madre.

 

Quando fanno una foto sembra quella del loro cadavere, gli occhi sono chiusi anche aperti, vengono male.

 

Si dissangueranno per tutta la vita a implorare sullo zerbino che gli aprano la porta. I nervi sempre pronti, sempre tesi ad ascoltare se qualcuno arrivi da dentro, anche mentre dormono, anche quando giocano, anche da grandi, poi, mentre fanno l’amore… aspettano, aspettano, aspettano che qualcuno li faccia entrare.

 

Se li guardate bene hanno uno sguardo triste, sempre triste, anche quando ridono. Sono come Augusto, uno di quei clown pallidi, magnifici e tristissimi. Chi sta in parte a loro si sentirà finalmente nobilitato, alto, rispettato perché finalmente, sì, da replicanti e cloni sono diventate persone.

 

La mostruosità è che da piccoli erano bambini che aspettavano, ma i bambini non aspettano mai. Quelli gravi in ospedale, mi dicono, muoiono giocando, chinano la testolina sui Lego.

 

 Quando sono tristi da impazzire questi bambini soli, si cullano, si raccontano storie.

 

Alcuni fanno una vita parallela, una dentro e una fuori, una storia che continua per giorni e giorni, anche anni.

 

 E la fantasia li porta via.

 

E in queste storie sono felici, sembrava che qualcuno abbia aperto quella maledetta porta ai piedi della quale dormono e c’era dentro tutto l’amore del mondo, tutto il pane del mondo! Tra immensi sforzi, poi, è duro ritornare alla realtà.

 

Da grande sono quelli che sembrano creino dal nulla, quelli che ti meravigliano perché inventano e stupiscono nel bene, ma più spesso nel male.

 

Il mondo gliela passa liscia, spesso, ma loro no, non li freghi, è inutile e insensato quasi tutto, il bambino dentro grida, è l’unica vera, immonda e stupida verità.

 

Infreddoliti, magri, li vedi aggirarsi in sale grandi della vita, indifferenti, cupi, zoppi.

 

Vecchissimi giovani, a vent’anni hanno già provato tutta la gamma delle emozioni, dallo spleen all’estasi, dalla disperazione all’esaltazione. Per questo non hanno mai paura di nulla, ma solo montagne di vergogna, che è solo la paura che si veda che sono maledetti, pieni di singhiozzi e di insulti.

 

Hanno una domanda eterna: cosa resta? Fanno l’inventario. E scoprono che rimane solo una valigia piccola con dentro la faccia della loro madre e qualche canzone. Sintesi perfetta, pulita e lucida, come una piccola tomba di marmo.

 

Ditemi, cosa avete fatto di male da avere tutto questo dolore?

 

Eccoli qua che arrivano con i loro piedi sanguinanti: la sottoscritta, Baudelaire, Enrico, Jim Morrison, Leopardi, Roberto Vecchioni.. (provate a sentire ora l’ultimo cd di Vecchioni, e vedrete un vecchio bambino che urla di aprire quella porta!) Janis Joplin  ( “Dove hai imparato a cantare così?” e lei: “Ho aperto la bocca una volta e questo è il suono che è venuto fuori”) Jimy Hendrix (un angelo dalle ali di quattro metri), Amy Winehouse (chiedeva aiuto in ogni suo gesto) Pascoli, Flaubert, Proust, Marilyn Monroe, Lucio Dalla … quanto sangue, mio Dio!

 

2 Comments

  1. BrettmaG
    Lug 5, 2018

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  2. BrettmaG
    Lug 6, 2018

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