Fantastico Abisso

P


( “N’as-tu pas senti t’effleurer le vieil effroi?”


Non hai sentito la vecchia angoscia sfiorarti?”
)

 

 

Ad un certo punto, intorno ai dieci anni, succede l’irreparabile.

Hanno insistito che si sviluppasse la seconda mente, quella tecnica perché tu diventassi perfetto a qualcosa, perché tu diventassi automatico, raziocinante, logico. Insistono perché si usi per sempre l’emisfero sinistro, quello del calcolo, dell’astuzia, della disciplina e dell’ordine.

Addio creatività, caos, amore, bellezza, intuizioni, originalità e emozioni! L’emisfero destro funzionerà, da ora in poi, solo quando si sogna.

Ma anche in un altro caso: quando ci si droga.

Ecco allora d’acchito si cambia emisfero: con la cocaina, la marijuana, l’eroina e l’alcool quello sinistro si spegne e si accende quello destro.

Io sostengo che la necessità di drogarsi è solo dovuta al fatto che è stato distrutto l’emisfero destro. E ne abbiamo spasmodicamente, penosamente bisogno.

L’Occidente pende troppo dalla parte della razionalità ed è attratto dalle droghe.

Fare leggi proibizioniste è inutile. Le droghe spariranno quando si introdurranno nelle scuole musica e poesia. Ora la scuola è solo un addestramento della memoria, informazioni organizzate, riproduzioni di ricordi. C’è al liceo un’ora di filosofia, che è, sì, l’infinita bellezza della matematica dei pensieri, ma in fondo solo un lungo giochino logico, in cui Dio è sempre tondo.

La filosofia è silenzio, ordine e disciplina e odia le urla, il chiasso, la fede buona, gli allegri o i folli salti della poesia. No, amici, non ci serve il silenzio, occorre un’ora di poesia, un’ora di tempesta, un’ora di spari di proiettili che perforano gente con poca resistenza. Sì, perché i ragazzi continuano a drogarsi e a bere, perchè questa vita inaridisce e porta via la voce.

Tutto ciò che hanno da imitare è qualche calciatore o il corrispondente femminile, la velina, sempre sopra una copertina o sotto una coperta. Ma c’è chi intuisce il loro triste amplesso:

Quando sarai svestita

i lupi

solleveranno le piccole zampe

tenute tutto l’anno in una scatola,

e sbraneranno ciò che ti ha lasciata sola

in una favola

dove gli abeti stridono

come l’odore degli assenti.

Saremo noi,

e io ti darò ringhiando

la catenella rossa e il dito con l’anello

che spaccano in due parti la paura”* 1.

La poesia è meno dannosa di una sostanza chimica.

Io sono arrivata all’abilità di avere un interruttore, un on-off, posso passare dall’emisfero destro a quello sinistro, in un attimo: creare soluzioni o risolvere i problemi, creare o risolvere, risolvere o creare.

Per questo si può lavorare con la massima efficienza e celebrare la vita contemporaneamente. Puoi avere un conto in banca importante e riuscire a procurarti emozioni sconvolgenti, aprendo solo un libro.

Nei paesi del Nord i ragazzi bevono. Bevono perché le emozioni, i divini brividi, la melodia del fuoco che trema, quel morire molte volte, quelle parole imbevute di sangue, tutto è annientato: solo bevendo si riesce ad attenuare le emozioni, quelle insopportabili, come la timidezza. E diventi indifferente e sempre a distanza di fuga. Bere: deglutire un freddo sogno manovrabile.

E’ un volo suicida:

[…] immagino lo spavento del suo volo suicida, posandosi alla cieca di mobile in mobile,

giorni e giorni nello scuro deserto

dal freddo soggiorno, a caso,

cercando di scampare al suo naufragio,

di trovare

un frammento di cielo, finché, privo di forze,

si è lasciato scivolare dietro quell’armadio

dove è morto di sete e fame e solitudine

mentre a fatica batteva le ali

in tentativi di frustrate fughe”* 2.

Io viaggio molto, viaggio in tutta quell’Europa di mesi di pioggia nera, sono stata a Dublino, ad Amsterdam a Londra e ho visto i pub pieni di poveri bambini di trent’anni fatti e strafatti, aggrappati ad una pinta, milioni di scarafaggi, il sabato sera, ubriachi, impasticcati, per poter parlare. Un sonno a cui nessuno risponde.

Isole indistinte in un mare ignoto, da soli urlano come gabbiani sghignazzanti.

La roba che altera è la loro salvezza -pensano- è la loro dignità. Invece chi è fuori vede un leone infuriato, perché non c’è come uno alterato che riconosce un altro alterato.

Se la loro mamma, da quando avevano tre anni, avesse letto a loro Leopardi, Calvino, Pascoli, prosa e poesia, e avesse continuato a leggere a loro finché, senza suggerirglielo, fossero usciti per andare in una biblioteca da soli, ecco allora avrebbero creato persone complete con due emisferi, avrebbe dato a loro qualcosa con cui con-solarsi di qualsiasi dolore.

Bisogna trarre fuori poesia da dentro. Non farci sopra la poesia: la poesia è già lì dentro. Lo scopo è trovarla.

Quando ero una bambina, essendo stata selvaggia, amavo molto. Un giorno ho capito che potevo di-vertirmi con tanto amore. In fondo il mondo, lo sapete, è un luogo tetro, c’è pochissimo da ridere, quasi tutti sono fatalisti, ci sono solo maschere, ombre, fatica e la continua, ininterrotta presenza della morte, vistosa, torreggiante: la si vede ogni volta che finisce qualcosa.

 

Venni, quand’eri piccola, di notte

ammantato come uno spettro torreggiante

e raspai alla tua porta3.

 

Non abbiamo che la Poesia per divertirci nella sofferenza. Senza, c’è solo la nuda e inutile sofferenza.

 

Incipit dell’opera Comuni Smarrimenti:


Vivere, non è abbastanza. Perchè la vita sia degna d’essere vissuta, a questa nudità si deve aggiungere tutto”.

 

 

 

1.Luigi Trucillo

2.Fernando Pinto do Amara

3.Robert Shumann

4.Nanni Cagnone

 

9 Comments

  1. Guido Mura
    Mar 12, 2012

    Veramente coinvolgenti le tue parole, Samuela. La vita ridotta a una razionalità semplificata e in fondo dominata dall’immagine costante della morte, che in qualche modo si cerca di mascherare, cercando di sottrarsi all’angoscia della consapevolezza. La realtà che la nostra educazione razionalista insegna a dominare è una realtà dimezzata, e per dominarla si insegna ad usare una matematica e una filosofia dimezzate, eliminando tutto ciò che non rientra negli schemi e che non è facilmente volgarizzabile. In un mondo così si finisce veramente dietro un armadio, a morire sognando fughe impossibili.

  2. Nome
    Mar 13, 2012

    Guido, non mi bastava dirlo: usate le emozioni per campare! Ho cercato le poesie che conosco per convincere, come in una televendita: provare per credere. Ho usato il mezzo come scopo.

  3. luccardin
    Mar 13, 2012

    Cara,amata e unica Samuela,c’è un problema di fondo:sono saltati gli equilibri,l’uomo ha perso i valori della sua esistenza,non importa sapere di esistere ma solo il momento di vivere,e prolungare questo momento è il vero desiderio che sia droga,alcol,sesso,violenza,corruzione ecc. non ha importanza la qualità, l’unica cosa è non porre freno al potere di libertà dell’io assoluto.Parlare di poesia diventa difficile,ci vuole un’anima che sia sempre in vibrazione,che sappia respirare l’amore anche in un semplice soffio di vento.Oggi non serve l’ispirazione per essere poeti,ma quanti premi o libri si vendono,la visibilità è quel che conta e il tornaconto bancario;ognuno si crede Dante o Petrarca ma non s’accorgono che non giungono al cuore,l’importante per loro è scrivere bene,talmente bene che ci vuole un master dell’università della crusca per decifrare il significato di ogni parola.Io credo che la poesia sia l’elevazione dell’anima su tutto quello che ci circonda,sapere ascoltare il silenzio e trasmettere con le parole anche le più semplici,l’emozioni che si catturano con il cuore.Mi fermo qui Samuela,nel mio piccolo ho già detto troppo. Ciao nicolò

  4. Samuela S.
    Mar 13, 2012

    Ah!Ah! Nicolò,come sei severo! Lasciali giocare con le parole, sai che trovo più belle le poesie contemporanee, di sconosciuti che quelle del secolo scorso? Io, lo sai, non scrivo poesie. E se le scrivo, le scrivo senza titolo e senza firma. Le butto in giro come una ladra. Io che scrivo senza pudore, pazienza e pacatezza mi vergogno a scrivere poesie.

  5. Nome
    Mar 15, 2012

    Gli atteggiamenti autodistruttivi deriverebbero da carenza di educazione alla creatività, dell’uso manifesto di una parte del cervello? Una tesi che mi si conceda di contestare su più livelli e dimensioni.
    Inizio con la critica alla neurobiologia e alla bioetica conseguente: l’idea di collocare il sentire umano, in ogni sua manifestazione, in un luogo del corpo con il preciso scopo di conoscerne le funzioni per poterlo poi manipolare e dominare, è un’idea scientista simile alla pretesa di Cartesio di collocare il pensiero nella ghiandola pineale. Lo studio del cervello umano si scontra con due precisi limiti: primo, per conoscerlo a fondo occorre sezionarlo durante il suo funzionamento, cioè mentre vive, senza intaccarne le funzioni stesse o deviarne le possibilità – altrimenti non è un metodo scientifico corretto; secondo, esiste uno scarto, tuttora misterioso, tra la funzione e l’attività di una parte del cervello e la coscienza, la certezza della spiritualità propria ( in altri termini una emozione o un pensiero hanno un che di immateriale non riconducibile ad alcuna materia o energia conosciuta ), tanto è vero che pur riproducendo l’intero fenomeno in termini materiali non si ottiene mai l’umano o anche un singolo animale.
    Al che la pretesa che modificando chimicamente o geneticamente la quantità di ormoni o delle molecole di trasmissione delle informazioni, si modifica il comportamento – oltre che un pericolo di tipo nazista di controllo della razza e di tipo totalitario di controllo di massa delle volontà – conduce a una pura illusione: la costruzione di un umano robot simulando una conoscenza dell’uomo che non c’è.
    Solo questo basterebbe per negare la divisione dell’intero umano in parte razionale matematico logica e parte creativa artistico possibilista, collegati agli emisferi cerebrali e alle loro volute.
    Quanto poi all’idea che la Filosofia sia una disciplina dedita all’analisi puramente logica e razionale del mondo umano, è un modo per sminuirne il lato pericoloso e sovversivo – si ricordi che ogni scienza ha origine dal filosofo -: la filosofia si occupa e nasce dall’esistenza del singolo umano concreto. La Logica in filosofia è semplicemente l’uso corretto del ragionamento, non dice nulla circa il suo contenuto, ma svela la struttura della Mente.
    Quindi e per conseguenza la filosofia non solo indaga in modo razionale ( il che non conduce inevitabilmente a stabilire che dio è un cerchio – la metafisica intesa come sfera incomprensibile del trascendente è una idea bislacca del Novecento che si deve a Schopenhauer e Nietzsche e ad altri ) l’umano intero, sia nei suoi aspetti emotivi o intuitivi o razionali o sensibili sia nei suoi aspetti creativi o artistici o visionari o utopici, ma lo fa usando tutte le facoltà che si addicono all’uomo, quali per esempio quella intellettiva, immaginativa, della percezione, del sensibile etc. quindi anche l’arte.
    L’Arte è dunque un’attività umana che ne pertiene per l’essenza e, sotto un aspetto diverso ma analogo, è un calcolo. Bisogna sempre tener fermo ciò che empiricamente si sa dell’uomo: egli agisce sempre nella direzione di trovare, cercare e interpretare l’ignoto a partire dal noto.
    Ne segue che la Poesia non può essere puramente aliena da ogni pensiero: il sentimento ( cfr. quanto dissi per l’addietro sul concetto di sentimento ) è qualcosa che si avvicina al pensiero e al suo aspetto di mediazione tra ciò che è sensibile e ciò che è intellegibile o simbolo o concetto o segno o anche sogno, questo fa parte della disciplina filosofica detta Estetica che si occupa per l’appunto dei Giudizi estetici, incluso il Gusto, il Sublime, il Genio etc. Giudizi ho detto, sì, giudizi.
    Un ragazzo/a sarà sempre stimolato nell’educazione per le sue facoltà, tutte insieme: quel che cambia e fa la differenza è la sua volontà d’affermazione o di seduzione o di adeguamento al banale, al pensiero unico che livella al livello dei Bruti. La cultura ufficiale – il brodo dove chiunque di noi si trova a vivere – è sempre scientemente conformata a sterilizzare il pericolo più devastante per lei: il sorgere di persone dal pensiero e dalla vita autonome e originali. Non è caso!
    In pratica uno è quel che fa. E uno fa quel che crede lo renda meno disperato. Si è mai visto uno che fa quel che lo rende felice? È troppo facile, troppo vicino agli occhi perché lo si veda.
    Ho altro da dire, ma mi fermo per non annoiare.
    P.S. Trovo in Tommaso Campanella, Ethica, 1637, scritto in latino, che la ragione si sviluppa nel bimbo tra i sette e i dieci anni.
    Mario Ettore Passero

  6. Samuela S.
    Mar 17, 2012

    “L’Arte è dunque un’attività umana che ne pertiene per l’essenza e, sotto un aspetto diverso ma analogo, è un calcolo. Bisogna sempre tener fermo ciò che empiricamente si sa dell’uomo: egli agisce sempre nella direzione di trovare, cercare e interpretare l’ignoto a partire dal noto.”

    Ecco il punto che ci diverge ( oltre al fatto che credo alla nostra totale ed esclusiva biologia ) ! Al Poeta non interessa trovare/cercare/interpretare … interessa provare.

    Una vita nella vita. Un mondo a fianco di un altro mondo. un mondo onirico, senza ordine e successioni.

    C’è chi ce l’ha, questo mondo ulteriore, e chi non ha mai assaggiato il sapore aspro e dolce della poesia, ed è quindi decapitato da una testa.

    Io so Mario che studi e vivi con i libri e non credi che esitano persone che non sappiano di poesia. Ci sono persone che mangiano, lavorano e vanno a dormire. E non venirmi a dire che hanno una loro poesia. La vedi tu in loro, ma loro non ce l’hanno, perchè non sai quanto buone sono le fragole se non le hai mai mangiate.

    Hai presente quell’uomo, Milo, grande e grosso che è come quello di cui parlo sempre? L’ho visto bene, più di mangiare, dormire e far sesso, non ha altro.

  7. luccardin
    Mar 18, 2012

    E adesso in questa assenza di tempo
    che mi percorre lasciandomi nudo nell’anima
    vedo che tutto è privo di sentimento
    non c’è niente che mi parli e si racconti
    sottoposto a questo nulla
    che mi trasporta leggero e sospeso
    come una nuvola
    che non sa di esistere
    eppure è vita. nicolò

  8. Samuela S.
    Mar 18, 2012

    Eppure è vita!

  9. mario passero
    Mar 18, 2012

    Samuela, cos’è il provare se non una ricerca? Vivere sulla propria pelle la pelle stessa che cos’è? E questo non è forse calcolo nel senso che provi e vivi qualcosa che forma e dà misura al vivere? Giusto è la poesia che poeta, non la poesia sulla poesia, come scrivi.
    Un mondo accanto all’altro è quel che effettivamente esiste: la scienza dà la successione del tempo e dello spazio e si perde le dimensioni.
    Lo so bene che la poesia supera questa misera barriera del calcolare scientifico. Eppure se il poeta vede la poesia perché la vive e non è detto che tutti stiano sulla stessa misura, allora il mondo poetico non ha differenza con quello scientifico per quel che riguarda l’essenza dell’umano.
    Questo era il punto quando dicevo che l’arte pertiene per ESSENZA all’umano.
    C’è chi vive senza qualità e si contenta di mangiare e dormire: il vivere biologico. Lui non ha poesia come non ce l’ha il cane. Rinuncia alla sua essenza umana per morire meglio. Il poeta sente e vive in entrambi la poesia, se c’è, e quel che lo rende immortale è proprio il trovarla nel senso di viverla.
    La biologia umana che tu approvi ha quel che di meccanico che non giustifica questo fenomeno: la poesia. E’ in contraddizione il concetto biologico e quello etico ( etico come estetico ).

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