Tutti Come Nessuno (Amare)

Ciò che amo, io, un Produttore di cose inutili:
DETTAGLI e OSSIMORI.

San Paolo :

Ed Egli mi ha detto: «Ti basta la mia grazia; la mia potenza infatti si manifesta pienamente nella debolezza» (2 Corinzi 12, 9).

La Grazia Estrema che Emanava fu il Mio Tormento, mi Rese Evitabilmente Succube.

Deligere oportet quem velis diligere

(Bisogna scegliere chi si vuole amare) –

Cicerone

E’ MEGLIO SCEGLIERE

Mi hanno scritto che sono dura, cruda, aspra e rozza!

I miei occhioni si sono inondati di lacrime e con voce rotta ho detto: ecchiss…, ora capisco un sacco di cose importanti! Una è che la mia scrittura non è risciacquatura, non è prosa sotto celofan, non è un informe brogliaccio se si smuovono in tanti! E la seconda che io siringo o sprango, insomma arrivo all’altezza massima e poi, giù, a peso morto.

E’ vero, non so fare il burattino attaccato al filo, non so fare pulcinella, ma nonostante io sia la portaverbi senza paura e senza troppe macchie, credimi amico, mi si compra in due modi, oltre che con il gorgonzola, con la gentilezza o, se non la conosci, anche con una brusca sincerità.

Se invece hai l’idea strampa quanto lata di manipolarmi, di divorarmi, di castrami, to’, ti dico persino questo, di dilettarti dei miei dolori, ingozzartene, magari tra sottili risate e dissimulati, insopprimibili ghigni, lascio passare il mio brutto presente con la calma di un capo, e poi, quando è il momento, arriva la grande liquidazione di fine stagione, attacco la giugolare: dall’istinto di conversazone, passo all’istinto di conservazione.

Tutti noi abbiamo un mitra tra le braccia come un bambino addormentato, il mio è a forma di penna.

Sul fatto che qualcuno mi sia meravigliosamente antipatico, me ne accorgo subito e subito mi e lo tutelo: mantengo una rigorosa distanza fisica. Non c’è altro da fare, fratelli, sorelle e nonni.

L’occhio gelido è nocivo da matti, camerati. E’ un martirio stare tra chi non si prende. Puoi ben dirti: mia buona Samuela quello che detesti negli altri è ciò che non perdoni di te, ma meglio mettere distanza, appena si può, sì, è la più rapida e indolore soluzione. A parte in clausura, c’è sempre lo spazio per spostarsi più in là: nessuno è costretto a con-vivere anche solo per un minuto con chiunque oggi com’oggi.

L’amore è selettivo.

L’universalità è indifferenza.

Solo negli affari e nel marketing non c’è aleatorietà, né sentimento: siamo moneta di scambio, io per esempio valgo più di una badante moldava e meno del direttore della Scala, valgo come un veterinario di campagna, come tre o quattro infermieri e una carrettata di passanti anonimi. Mi scrivono perché vogliono mettere la pubblicità sul blog, non è per simpatia, ma per il numero di contatti che ho, finché sono utile esisto negli affari.

Nella vita invece siamo solo un’ammucchiata di emozioni in fondo a qualche cuore.

Ma, ripeto, l’amore è selettivo.

Le madri, per esempio, amano i figli in maniera disuguale. Quelle in uno stato di alto degrado arrivano addirittura a curare solo un figlio a discapito degli altri.

Mi hanno detto che Madre Teresa di Calcutta guardava tutti e non vedeva nessuno, forse solo lei aveva imparato ad amare universalmente, distribuendo equamente, anonimamente un bene che negli umani vuole sempre un nome sopra.

Non so chi si ricorda il professore al liceo più bravo: aveva i suoi alunni preferiti, solo quelli mediocri erano imparziali.

Anche Gesù aveva i suoi discepoli.

E’ apparso come un grande lampadario che piomba sul popolo. Fin qui anche il papa è d’accordo. Ma se mi inoltro nel ragionamento le nostre idee si scosteranno come due sciatori d’acqua non più paralleli.

Anni di educazione religiosa mi tolgono lucidità e so che non bisogna mai innestare un fon per capelli nella stessa presa di un polmone d’acciaio, ma perché non dire ciò che si pensa? Peggio ancora: perché scrivere del nulla? Viviamo quattro giorni e ci facciamo moine? Non aspetto la vostra risposta perché venerdì devo andare dal dentista. C’è gente che scrive come parla mia nonna. Non tocca mai i centri vitali del ragionamento, solo ovvietà. Pedalano nella gabbia dello scoiattolo. Sono organetti di barberia. Man mano che leggi certi saggi e certe riviste nasce la speranza di trovare qualcosa, ma rimani deluso. Insisti. Nulla. Ri-insisti. Ri-nulla! Io no, io scrivo non tanto per scrivere, non faccio niente per niente, non cammino se non devo andare da nessuna parte. Leggo su Gesù trattati sagaci come il ruolo delle auto al tempo dei faraoni, utili come le vite dei santi, nipote!

Gesù ha scelto chi amare. Male, ma ha scelto. Bisogna essere obiettivi, chiamare il gatto gatto: gli apostoli erano lenti e guasti, pesanti, pelle grassa, con la loro barchetta fuori, la moglie modestamente laccata, figli smorti. In parte ad un Immenso disperarono e tremarono di paura come un retrovisore di una moto su una strada piena di buche. Forse la sua morte fu un sollievo.

“Signora Maria, siamo affranti. La ripercussione che questo dramma ha avuto sul popolo di Israele… la Sua memoria perennerà… l’associazione che fonderemo… saremo feroci membri sostenitori…”

Una donna forte, un dolore di buon gusto, dignitoso, in questa signora! Nella sua casetta con la facciata bianca, persiane verdi, finestre adorne di graziose tendine, c’era già uno stock di scuro: le donne ordinate e previdenti, oltre alla marmellata e alle lenzuola appillate con la naftalina, le mele renette ad essicare nella credenza, hanno anche gli abiti neri in caso di disgrazia. La morte poteva suonare alla sua porta e lei era pronta. A Maria non faceva paura, c’è sfuggita per un pelo: una donna incinta senza un uomo era un oggetto di sassate ai tempi. Se non fosse apparso Giuseppe, era morta. Era pronta per essere martire e la madre di un martire.

Schiacciarono, poi, il tubetto dei ricordi per spremerne il sugo: ritrovare quella frase… forse una sola parola che si pianta nel cervello come un pelo di carciofo tra i denti, ripetere minuziosamente…, rivivere la scena, tutto…, ritrovare ogni parola del colloquio, i detentori sono i gerenti del ricordo, conservatori di parole, sbavagliatori dalla morte.

A costo di farmi venire il tunnel carpale voglio farvi capire che esperienza è vivere con un SANTO. Io, in fondo, non cerco di aprire una salumeria, ma scrivere, è il mio crudele mestiere. E c’è in questo anche la sua fatica fisica, credetemi! Ho rispetto per chi fatica. Quando penso che c’è chi brontola vedendo gli stradini appoggiati al manico della pala, bè, mi viene da dire vai tu ad asfaltarla l’Italia invece di essere toilettato come un barboncino!

Intanto un santo avrà un odore, l’odore è il senso più profondo, meno razionale, poi si piomba in una morbidezza viscida, fluidificante, una massa mobile, che ondeggia e freme, si vive in una piscina di esperienze fluide, si cola a picco. Le parole come pesciolini nelle braghe, nelle orecchie, nel naso. Quando si è con un essere carismatico non si riposa e non si respira, si respira e ci si riposa solo quando non c’è più. Se tu non chiami questa situazione straordinaria, amico, vuol dire che sei proprio il fesso annunciato dai profeti.

Ma perché il Budda e Maometto non sono saltati in aria come lui?

Non era nel gotha della città e il successo tra i semplici e i mediocri è più facile, ma più fragile, essi, infatti, non riescono a capire il valore profondo di un uomo e cambiano idea facilmente.

Nel mio piccolo, quando vincevo qualche premio in un paesino del mantovano mi si faceva festa con il sindaco in testa con la fascia sulla pancia, apparivo, perfino, sul giornale per giorni e mesi e ancora si ricordano di me. Vedevo la mia foto spaesata che mi avevano fatto da qualche parte. Se fossi stata dove sono ora, più di un trafilino non mi guadagnavo.

Certe volte bisogna scegliere nella vita: primi tra i semplici o penultimi tra i complicati. Io non ho dubbi. Mi sposto sempre verso l’alto.

Gesù era un genio, capiva la verità. Alla fine ebbe paura. Chiese aiuto. Gli altri, come è stato per tutto il resto, non capirono. Lui si era preparato ad esserci in società, ma i collaboratori lo hanno sganciato da solo nel ribollìo, non aveva neanche la boa di salvataggio, era solo in un grande bicchiere con la compressa effervescente: la religione in fondo è la parte gassosa della civiltà, il suo champagne.

Intanto c’era chi, come a pesca, aveva posato una lenza di fondo. Ci vuole tempo, che la preda lavori per te. Hanno fatto la regia di un omicidio e il Traditore ha fatto solo il suo mestiere, come un omino che dopo averti venduto la tivù, viene a casa tua ad installartela.

Quando è ancora caldo il corpo cercano poi sempre di lanciare la leggenda, ma bisogna avere i numeri anche lì, il rapido oblio compie la sua triste opera di livellamento se non ci si sbriga. Certo che se non ci fossero i seguaci avremmo vie con i numeri come a Nuova Yorka.

Quante volte ho visto dei Grandi circondati da sciocchi? Ho letto libri stupendi, ho raggiunto i sopravvissuti e ho trovato spesso fastidiosi emulatori attaccati al peculo. Perché l’amore sceglie senza un criterio, sia nel bene, sia, e mi perdonino coloro che non entreranno mai nelle mie grazie, nel male.

2 Comments

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    Ott 30, 2017

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