IN-segnare

S

Poveri Prof

Hanno amato invano.

Poi hanno pianto.

Infine hanno smesso e sono diventati miei maestri.

Mi hanno lasciato nel bosco perchè non sapevano come avere cura dei miei pensieri.

[…]
Prendi questo valzer
prendi questo valzer
prendi questo valzer
con la mascella serrata
[…]

GARCIA LORCA

Non ho incontrato mai un buon docente. Ed è come se un uomo adulto dica: non ho avuto una buona madre.

E’ un brutto mestiere insegnare, se non piace. E spesso non piace: il furore eroico dell’idealismo si scarica subito, come un fulmine su un campanile.

Eppure ci saziamo solo con la cultura. La cultura è ciò che rimane della scuola, è tutto ciò che non c’è su Wikipedia, sviluppa intelligenza, è come dar vita a un fermo-immagine. Per i più sagaci sarò ancor pù profonda: fare cultura è sottrarre l’ovvio e sommare il significante.

La scuola è anticultura, è come un’autostrada il lunedì sera di Pasqua: un pigro intasamento di date e nomi. Ci siamo entrati a sei anni sbigottiti e sbarrati, potevamo uscire sinceri e sicuri, siamo usciti esausti e spenti.

Una volta ho alzato la mano e ho chiesto alla professoressa, più neutra del PH7, se poteva cambiare ogni tanto il tono o alzare un po’ la voce. L’ho chiesto gentilmente. E gentilmente mi ha risposto che era così di natura. Le avrei dovuto dire: “Ascolti rammolita apra quella bocca e marchi bene le parole, non posso pretendere passione, ma, la sua fatica fisica sì, degenerata!, e non mi tiri fuori che ha lo stipendio basso, dato che è qui, invece di rattoppare spugne tarmate, metta gas, come una figlia di Maria inseguita da dieci marocchini, merluzza dissalata!”

Non fate mai un discorso simile, sono nervosi gli smandibolati. Piuttosto ditele: “Signora Professoressa, volevo innamorarmi, non mi ha dato un pretesto. Se stiamo tante ore insieme, profe, ci sarà una ragione. Volevo stare male dal desiderio di lei, qualsiasi età lei abbia e qualsiasi sesso sia, invece ho sprecato tutte le mie energie per sopravviverle, per sopportare il tormento di una noia mesta e melmosa. Volevo volerle bene. Pensarla prima di dormire.”

Questi insegnanti sono l’opposto di Papà Pio, un maestro appetitoso. Lui, sì, che era uno che si sbatteva, bisogna dirlo! Quando uno chiama il Pontefice a casa, implora, piodeggia, fustiga, va in tre posti nello stesso momento, si affloscia, geme, sviene e si ricapitola, quello, sì, è uno che ha nerbo nelle parole. Quello, sì, è uno che ti scucchiaia e ti accaparra.

Vai a dire a un seguace del Pio qualcosa di relativo, scattano tutti come elastici tirati.

Era un maestro dell’essere maestro. Un maestro per un target che non è quello del monsieur Jumeux: fisico fine, ciglio accigliato e naso elegante. Quando ha visto Pio tra le urla, i gemiti, con delle ferite nascoste male, e che meno desiderava nascondere, illico è venuto meno, men che meno.

Profe, mia fallita profe, potevamo divertirci con la storia, la letteratura, la matematica. Pensi solo alla mitologia: Eracle feconda cinquanta donne in una notte, ma non sa impadronirsi della sapienza di nessuna, come certi uomini di oggi, “è il nemico irriconciliabile con le donne” (Plutarco); Teseo, invece, combatterà a fianco della regina delle Amazzoni che ucciderà tutte le sue compagne, anche questo, come certe donne di oggi. Uno, lavoratore infelice, deve arare tutto l’Universo, l’altro inventa l’amore che ancora non c’era, c’era solo la riproduzione. Ma sempre c’è, invece, “la sacra comunione delle cosce” (Eschilo) tra gli uomini, come tra Apollo e Admeto, re di Tessaglia. Il dio più fiero ubriacò le Moire, figlie della Neccessità, quelle con le belle braccia che filano la vita di ognuno. Diventa un mercenario, un pornos, pur di amare l’amato (eromenos), che ha solo una qualità: è ospitale; questi deve convincere qualcuno a sostituirsi alla sua morte, chiede agli amici, chiede ai suoi vecchi genitori, gli dicono tutti di no, solo la sua bellissima moglie Alcesti si offre di morire al posto suo, è l’unica volta che una donna abbia philia, amicizia, perchè per i greci è solo roba da uomini… Dio, che divertimento, ragazzi! Peccato che fossi sempre sola.

Un maestro è quello che dice alla fine del rapporto: “Samuela, ora ti incaricherò di un lavoro che solo tu puoi fare.”, ti travolge, stravolge e sconvolge. Invece alla fine della scuola ce ne andiamo per la nostra strada, un po’ vergognosi, come in quei matrimoni che si è stati tanto assieme e non si ha avuto intimità. Io a giugno ero sempre sfaldata e sfioccata dal freddo.

A sette anni un maestro, maschio come quelli nel libro Cuore, mi ha fatto fare un tema da sola, a porte chiuse come nei processi, per vedere che cavolo avessi. A dieci anni sembravo una vecchia scrittrice sempre sbronza.

Dalla cattedra guardavano dubitativi: o è un’imbecille o un’anima contorta. I più umanistoidi posavano una mano caritatevole sulle mie gracili spalle. Non riuscivano a trovare la solita purea accondiscendente dei bambini sviliti dalla noia e pensavano a quello che mio padre aveva raccontato a loro di me: Samuela è una discarica (di libri). Sartre a dieci anni, Celine a dodici, DostoevsKij a quindici. Non capivo niente, ma mi piacevano frasi isolate, una frase abbagliante mi esorbitava su venti pagine buie.

Imparai a difendermi solo da grande: i miei trattati di letteratura latina (amavo Orazio come un fidanzato) o di italiano, in pubblico non avevano più rilevanza: davo solo definizioni, vitaminizzando un po’ la farcitura. Per non essere derisa.

Rimaneva divertirsi solo all’orale. Uscivo dal banco con passo da diva e un sorriso da schiaffi forti. Facevo show memorabili ai miei piccoli colleghi. Tutto quello che sapevo lo davo via condito di gusto e vendendolo a caro prezzo. Sapevo sempre abbastanza da sembrare che sapessi tutto. Al momento del voto pensavo: mi darà senz’altro il massimo e il bacio in fronte, non ha mai visto in vita sua niente del genere! Invece arrivavo, se arrivavo, alla sufficienza. Che abbia avuto il parmigiano nelle sventole, la Siura Maccabea? Non ha sentito il mio allegro e instancabile cinguettìo?

Il Bulimico, invece, ha una cultura come briciole di biscotto. Amici,è sempre meglio convincere gli ignoranti intelligenti, che gli stupidi di cultura. Gli dicevo: “Fidati, Eminenza, la mia furbizia è uguagliata solo dalla mia gentilezza”. Davvero, gli stupidi sono più difficili da convincere degli ingnoranti. Ho visto gente che neanche a spiegarglielo faceva il proprio interesse.

L’Homo preistorico, il Non ancora evoluto, il Mastodontico, anche se è una rapa, vive, gode e sta bene, abbrustolito dal sole, ama la vita e lascia alle sue spalle tante Waterloo umane, sa anche cantare Mamma son tanto felice sull’aria dei Fratelli d’Italia, ha una grafia più grassa di lui!

Certo, apre la bocca-cassetto dove si possono ammirare tonde tonsilli quando è arrabbiato come un bufalo, ha le scalmane per le macchine sportive, l’alta sartoria e la riserva di caccia, che, dice, serve come scusa a sua moglie per le scappatelle, certo, è forte e pratico, certo! Ma, credetemi compagni, con la cultura il sapore della vita è diverso: vivere ha sempre un sottofondo che ti fa ballare, i gesti sono lubrificati, non c’è attrito, c’è qualità nella vita e non ci si muove a scattini come in quei cartoni animati fatti a mano.

 

E’ uscito il mio libro, lo trovate sul sito:

http://www.ibs.it/code/9788897121053/salvotti-samuela/adesso-e-nell-ora-della.html

o in tutte le librarie della Feltrinelli.

Perchè comprarlo? Perchè non c’è la luna, l’amore e descrizione dei paesaggi.

E ora un fantastico trattato, da godere.

SULLA SEDUZIONE

Scriverò che l’in-segnare non è un’arte perché si tratta di lasciare una traccia o impronta nell’anima del discepolo. Ma su questo dirò in futuro, perché l’INSEGNARE ha a che fare con l’IMMAGINE, LA PERSONA, L’ESSENZA DELL’ESSERE.
Scriverò che il Sedurre non è un’ARTE o TECNE ed èINCONSCIO.
Perciò la seduzione non è una tecnica e l’insegnare non può essere né un’arte né un lavoro. Non si può dire: “L’arte del sedurre è…” o “L’arte dell’insegnare…”. Chi lo dice, dice una balla.
Se questo vi disturba, allora ho raggiunto lo scopo.
Consiglio per iniziare la buona lettura di Soren Kierkegaard, Diario di un seduttore; Bataille, L’erotismo.
Quel che segue è indipendente da questi due testi e non ve li dispiego: è una rivoluzione spingere qualcuno a leggere da sé. Che la noia vi colga! È un affare! : )
Questo scritto è lunghissimo e va oltre se stesso: chi se la sente?
Ed ora a noi, o vespri siculi!

Per un Discorso sulla Seduzione è bene meditare a partire dai propri vissuti e chiedersi in successione: il sedurre ha a che fare con il Bello? Ha a che fare con l’educare? Ha a che fare con la cultura e la spiritualità in genere? Ha a che fare con la natura e quanto?
Non conosco l’etimo della parola pertanto me lo invento, secondo l’uso invalso da Heidegger in poi. SE-DURRE, dal latino ducere sibi; duco,is, duxi, ductum, ducere è comando che, spingo a, tirarsi dietro, stimare, giudicare; sibi, a sé.
Il sedotto ha dunque l’etimo di condotto a sé, catturato ( captivus, captus, cioè prigioniero ), fatto prigioniero dal seduttore. Cosa di lui viene catturato? L’anima. L’anima è lo spirito, il pensiero, il sentire. L’anima del sedotto viene fatta prigioniera, attratta, spinta ad aderire all’anima del seduttore. Tale moto non è autonomo nel sedotto ma patito. Così il sedotto parte sempre da un elemento di sofferenza e angoscia, di aspettativa. ( Chi ama Platone può qui introdurre il famoso concetto del magnete e della gravità come peso ).
Inoltre tale movimento non essendo autonomo ha un aspetto particolare nel gioco tra tendere alla sofferenza e tendere al piacere: il sedotto trova il piacere non nel moto della cattura in sé ma in quello dell’aderire al suo seduttore, il quale diviene il suo Dux ( ancora da duco, is, ere ).
Dux significa colui che comanda, il capo, colui che si stima, colui il cui giudizio ha un valore, per cui il sedotto è un seguace che tiene il Dux come suo modello, anzi come inconscia esemplarità ( il maestro è l’esemplare del sapere, il padre è l’esemplare di maschio, la madre di donna, l’opera d’arte è esemplare dell’arte etc ), cioè il sedotto opera su di sé delle modificazioni dei suoi vissuti e delle sue affettività tali da modificare il suo statuto d’essere e la costituzione della sua identità in base all’opera e alla immagine del suo dux-modello che è tanto più efficace quanto più non è saputo.
Allora il sedotto apre, si apre ad una nuova forma di sé e di conseguenza ad un ennesimo narcisismo. Si tratta del concetto diFioritura, il sedotto fiorisce nell’immagine del seduttore. S’innamora della nuova forma e questo produce piacere. Tale piacere avvia il nuovo meccanismo del Desiderio: il sedotto non riesce più a concepire sé come escluso dal mondo del seduttore, s’identifica nel profondo con esso, catturato dal suo spirito, vi affoga in un abbraccio mortale.
Il sedotto è fenomenologicamente l’effetto della seduzione e permane tale finché rimane a livello inconscio. Cioè il sedotto non conosce il perché di tutto ciò. Se lo conoscesse, si libererebbe.
Caratteristica del sedotto è l’essere inconscio e pertanto non è padrone del proprio Destino: egli è guidato. Il dux è la Guida nel senso dato da Zambrano, Maimonide, Max Scheler. Se il sedotto emerge alla consapevolezza della propria condizione di sedotto, allora opera una presa di distanza, cioè ne fa una teoresi ( Teoria e teoretico etimo greco significa prendere distacco ) dal suo esemplare e, automaticamente, esce dallo stato di seduzione ed entra nello stato del tipo oggettivo e del tipo estetico.
Quanto appena detto è un microbo di quel che si può dire sulla seduzione vista dal sedotto.
Una seconda via è: Il sedotto per esempio è sempre una Persona ( maschera ): o è il Tu o è l’Io. Si può sedurre se stessi? Quando allo specchio scegliamo un vestito per ornare la nostra persona-maschera è l’immagine di noi che viene sedotta; quando decidiamo per le cose che diciamo piacerci o che desideriamo è noi stessi che vogliamo sedurre; la SCELTA è un atto di seduzione. E la scelta migliore è quella che DECIDE. È la decisione che ammiriamo e ci seduce. Per cui nel sedotto il carattere che più lo seduce nel suo esemplare-capo-modello è la capacità di decidere: gli affida la decisione su di lui. E qual è la sostanza che è in ballo in questodecidere? La vita o la morte. Lo vedete dove conduce quest’altra via del ragionare?

Dal punto di vista del seduttore, la seduzione appare come un flusso di Carisma che egli esercita verso l’esterno di sé. Il seduttore, se interrogato, non sa quale parte di lui eserciti tale potere, ne vede solo l’effetto nel sedotto e questo l’abbaglia circa la natura di quel potere.
Dico che non lo sa perché la seduzione non è uno strumento di una tecnica che si possa manipolare o usare secondo i dettami della volontà: se fosse così, infatti, tutti si costruirebbero tale strumento, regolato naturalmente alla massima potenza, e tutti allora sarebbero seducenti e nessuno verrebbe sedotto. Ne segue che la seduzione non è una tecnè ( tecnica intesa come strumento, organon ), non è un sapere poetico, non è un’arte.
E basta osservare: il seduttore non sa di esserlo e si meraviglia dei suoi effetti. Se il seduttore, nell’esercizio della seduzione, non sa di esserlo, allora scopriamo in lui la stessa caratteristica del sedotto: è inconscio. Il seduttore è propriamente colui che spinge a sé e che pone sé come il modello della decisione e del retto giudizio. Cosa gli dà tanta autorità? Il Carisma. ( Il discorso sul Carisma ha un sacco di letteratura ed anche una sporta ).
Il seduttore è colui che spinge a sé, chiama a sé, comanda di aderire sé, al suo mondo interiore quale unico mondo, il suo giudizio è legge, il suo desiderio è posto all’incrocio col tuo ma ha un effetto pari al PARELO del sole. Come lo fa, come ci riesce?
La seduzione, detta per immagine e analogia o metafora, è l’aderire dell’anima sedotta …

La seduzione, detta per immagine e analogia o metafora, è l’aderire dell’anima sedotta ad una parte dell’anima del seduttore come una sovrapposizione di due fogli traslucidi. La perfetta aderenza di questo aderire produce piacere in entrambi i lati del foglio, opaco e unico, ottenuto. ( Sovrapporre due fogli trasparenti se le molecole non sono perfettamente allineate toglie trasparenza: ecco perché dico opaco. )
L’interstizio tra i due strati non deve presentare bolle d’aria perché si vedrebbe come un difetto esterno, al che la seduzione – adesione non sarebbe più tale. Portare a consapevolezza ( dare teoresi, razionalizzare ) tale adesione perfetta significa analizzare, razionalizzare, cioè separare i due traslucidi, quindi il cessare della seduzione in sé. Allora la seduzione non è consapevole per natura, per definizione, è inconscia, esattamente come il ramo d’un pesco non conosce la bellezza della sua pesca.
Il seduttore è Guida in questo senso: i confini della sua anima sono quelli a cui aderisce l’anima del sedotto che non può oltrepassarli, non gli è concessa dal divieto del seduttore “ti regalo me ma poi me ne vado”, e se ne lascia appunto guidare nel suo aderire. Chi decide come e dove aderire è il seduttore.
Ma accade sempre che l’anima del seduttore sia più estesa di quella del sedotto, pertanto esiste una zona del seduttore che non si lascia ricoprire. Tale zona rende il seduttore autonomo sia rispetto al sedotto sia rispetto al suo moto di seduzione e quindi è origine del Carisma seduttivo. Il Carisma è decentrato rispetto al seduttore ( nello spazio non ricoperto ) così che lui non lo conosca. Il moto della seduzione va dal seduttore al sedotto e lo oltrepassa. “Gli occhi seducenti d’una donna ci TRAPASSANO: sono dietro, anzi sono davanti”, disse uno che non dico.
Essendo più esteso, allora appare chiara una cosa: il seduttore non è solo una persona ma può essere qualunque cosa ( un quadro, un libro, una disciplina, un talento, un miraggio, una visione, una fede, una vocazione, una ammirazione, una proiezione, un dolore, un oggetto bello e buono etc ).
Le cose seducono ma solo le persone vengono sedotte.
Così la Persona ha una doppia valenza, è ambigua: è seduttrice ed è sedotta. Le cose possono solo sedurre. Questo è uno dei motivi per cui la Persona ha più valore degli oggetti.
ATTENZIONE, ACHTUNG! LA SEDUZIONE È DIVERSA DALLA FASCINAZIONE!
La fascinazione ha a che fare con un tipo particolare di Bello: quello dello Sguardo.
Però dicono: “Questa cosa è affascinante”, ma intendono che ne sono stati catturati, sedotti, non sono dentro la fascinazione.

Passiamo ora dall’apologo statico dei fogli traslucidi a quello dinamico della gravitazione ( forza occulta che opera a distanza ). La seduzione è un tipo di gravità relativa allo spirito: c’è la meraviglia del sentire e del percepire, ( della percezione iperbolica e distorta come negli specchi che distorcono l’immagine, nel sedotto ) e c’è senso di repulsione tra due mondi ( quello del seduttore e quello del sedotto ) che aspirano a fondersi e si fondono solo in parte: ma esiste il vuoto, un sottile interstizio tra i due dove opera la repulsione e l’attrazione. Sono in realtà due Weltschaung di cui una è illusa d’essere l’altra, è uno specchio deformato.
( continua… )

PS: con SPIRITO intendo insieme: ragione, pensiero, anima, sentire, intelletto, percepire, ciò che è dentro l’uomo, le facoltà intellettive e spirituali.
PS: SIGNIFICANTE: la somma dei significanti nella catena dei significanti, al sorgere del Simbolo, non solo opera una impossibilità d’uscita ma al comparire di un solo significante si genera un’insieme di altri significanti che ne modifica la storia e il destino e il Soggetto si perde, si perde nel senso che si disloca altrove, si decentra, trascende questo piano e non viene più colto. Così c’è una produzione di sogni, di lapsus, di smemoratezze e di coazione a ripetere. ( Capito niente?, significa che non possiamo uscire dal linguaggio e per esempio quando sorse il concetto-simbolo di numero apparvero tutti i numeri e Io non solo non lo sapevo, ma quando enumero non so cosa dico ).

Mario Passero

2 Comments

  1. jlenia
    Mar 17, 2012

    Hai ragione! Spesso l’errore più grave che commete un’insegnante è quello di non sapersi porgere come essere umano e questo è pesante,spiacevole . La parola condivisione è fondamentale all’interno di un gruppo classe,l’ascolto,la complicità,la tolleranza e l’affetto che pian piano dovrebbe nascere giorno dopo giorno e diventare amicizia sempre nella distinzione assoluta del ruolo che l’adulto ricopre e nel massimo rispetto,certo,però ….perchè alcune fanno le arpie e altre le snob? Per fortuna anche se è raro alcune sono davvero strepitose,eppure potrebbe andare bene una via di mezzo ,per fare meno male,per farsi e fare bene! Jlenia

  2. www.gallio.net
    Ott 30, 2017

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