LITE tra direttrice/redattrice.

Chiedo scusa da qui ai lettori del giornale il L’AGO, l’articolo in cui appare la mia firma è stato modificato senza la mia approvazione dalla compulsiva e incontinente direttrice, che probabilmente ‘deve salvare’ il mondo dagli infedeli e dagli incontrollabili e ha deciso di incominciare da me. Chiedo scusa per la parola DONARE.

E’ una vergogna, lo so. ‘Donare’ è falso, cattopauperista, bambolesco e senza nervo.

Ma credetemi, potete leggere tutti i miei romanzi, articoli in qualsiasi giornale e potete far scorrere tutto il mio sterminato blog, ma la parola ‘donare’ non l’ho mai usata, mai!, mai una volta in vita mia! Neanche verbalmente. Offro a chi mi trova il verbo donare in un testo di mio pugno, mille euro!

Mi vergogno d’aver firmato un articolo in cui c’è questo verbo. Temo di non poter sopravvivere giornalisticamente su questa rivista, non tanto per la censure e le manipolazioni, ma per questa insopportabile, smielata, rivoltante espressione.

La Direttrice non mi ha scritto una riga per le mie dimissioni, ma mi ha scritto in risposta al post stupidino sopra:

“Gentile Samuela,

riprendo un tuo oggetto – di una tua vecchia email – per chiarire una questione che mi sta un po’ infastidendo.

Ti pregherei di porre fine alla sceggiata che stai portando avanti sul tuo blog (io non avevo avuto tempo né voglia per leggerlo, ma da più fonti mi hanno segnalato la cosa e sinceramente mi è toccato andare a vederlo per rendermi conto di cosa stavi ‘dicendo’ in giro sul mio conto), per il semplice fatto che stai infangando la rivista in generale e me in particolare, visto che sono la diretta interessata di varie accuse.

Non trovo giusto né maturo questo tuo atteggiamento. Non c’è verità in quanto sostieni. Non ho mai stravolto i tuoi articoli, e ti ho sempre chiesto, prima di togliere delle battute (per motivi di spazio) di rivederli direttamente tu. Certo che, se tu mi inviavi i pezzi da pubblicare tramite terzi, difficile era poter comunicare con te e chiederti di intervenire come avviene con gli altri. Con gli altri collaboratori questi problemi non si sono mai presentati. Chissà perché?!

Il verbo donare, che tu tanto denigri è stato usato solo per evitare una ripetizione – senza fini manipolatori né secondari – e in fase di correzione bozze, se proprio ti ‘schifava’ tanto (visto che la bozza l’hai avuta sottomano grazie a Luisa che ci aiuta in questa fase, almeno tre giorni prima che andasse in stampa) me lo potevi dire. Comunicare è la chiave di tutto e io ho sempre risposto a email e telefonate di tutti, senza problemi. Bastava una mail! O un colpo di telefono, dunque, da parte tua… senza poi alzare un polverone, settimane dopo!

Non ho modificato tuoi articoli, se non per correggere la punteggiatura, e togliere imprecazioni contarie al buongusto. Non credo serva questo ai nostri lettori, sinceramente. E Dante lo lascerei fuori… perché sono altri livelli, permettimi.

Io sono una giornalista e le redazioni con cui lavoro hanno sostituito ancora miei aggettivi o verbi, se indatti, senza chiedermelo ma semplicemente in buona fede. Non mi sembra un dramma: c’è sempre chi ha un po’ più di esperienza. Anche con i titoli dei giornali accade. Non mi sembrano questioni da denuncia, però. Direi che, per il lavoro volontario che facciamo tutti noi, come associazione e redazione, io abbia dedicato fin troppo tempo a questi aspetti e al dialogo con ogni interessato.

Mi dispiace che tu stia facendo di tale cosa uno strumento o un pretesto per trovare argomenti di cui scrivere nel tuo “interminabile” blog.

Ti chiedo pertanto di porre fine alle accuse gratuite e assai fastidiose che continui a lanciarmi perché non so, a dire la verità, se qualcuno facesse la stessa cosa con te, se tu avresti tanta pazienza!

In alternativa mi vedrò costretta a segnalare la cosa a chi di dovere… visto che mi stai offendendo deliberatamente e senza reale motivazione.

E spero che la questione si possa risolvere quanto prima.

Se desideri tornare a scrivere per noi, di problemi non ce ne sono. Io non ho mai giudicato nessuno, te lo assicuro. Siamo persone adulte, entrambe, e non credo che ci sia bisogno di insultare gli altri per far sentire la propria voce e difendere il proprio territorio. Ognuno ha il suo spazio e io non stravolgo i testi di nessuno. Ci mancherebbe! Se la consecutio temporum è errata e suona come un errore in italiano, allora chiunque la “aggiusterebbe”.

Se ti va di parlarne, io sono sempre disponibile. ma le accuse alle spalle, perlopiù in rete e condivise con persone che non conoscono i fatti reali, le trovo assolutamente adolescenziali e prive di senso. Imparziali.

Buona giornata e grazie.”

 

Cara Francesca, qui sei a casa mia. Sei la benvenuta. Ma sei a casa mia. Qui io scrivo quello che voglio.

Quello che voglio non è offendere. Non offendo mai.

Vorrei che tu mi isolassi una sola frase in cui io ti abbia offesa. Ma non potrai farlo.

Tu ti senti offesa!

Questo è diverso.

Io non offendo mai nessuno. Ma posso essere spietata. Questo sì. La minaccia che ti rivolgerai “a chi di dovere” mi fa sorridere. E mi ricorda il “lei non sa chi sono io!”.

Mi dici che se comunicavo, se ti rispondevo… Quante volte ti ho scritto? Soprattutto in privato. Quante volte ho parlato con il “Consiglio Direttivo”, alias Francesco? Quante?

La censura veniva ugualmente.

Trovavo sul giornale il “fatto” compiuto! Una volta addirittura ho scoperto che non mi avevi pubblicato il mio articolo senza neanche avvisarmi!

Ho provato una senso di impotenza sgradevolissimo. Come se qualcuno prendesse le decisioni per me.

Ora so che provi la stessa cosa: io ho un blog in cui scrivo quello che desidero. In più non si può impedire alla gente di leggermi. Non puoi farci nulla. Non potevo farci nulla neanch’io. Solo andarmene.

Io non so quanti lettori ho, non so chi viene a leggermi, io sono una che fa la sua vita e va diritto come un fuso. Sono sicura di me, pulita e coerente. Mi prendo sempre la responsabilità di tutto quello che faccio, non delego nessuno e se mi chiami e mi cerchi, ci sono sempre con il mio viso più o meno sorridente davanti.

Quindi riassumendo sei una giornalista che fai il tuo dovere bene e davvero fai il lavoro di un gigante nel dirigere il giornale, ma non mi comandi, scrivo quello che voglio e come voglio, sempre senza naturalmente offendere nessuno e nel rispetto dei principi umani. Tra l’altro “l’ordine” di ossequiarti mi arriva con minacce, piena di disprezzo e disgusto. Ergo ripeto: faccio quello che più desidero.

Ti ho mille volte scritto: rispetta, ti prego, chi è diverso da te. Ma l’ultima volta mi hai sguinzagliato il tuo “adepto”. Ti stimo perchè sei una persona, ma grazie, non ti permetto più di alterarmi l’umore.

Quando vuoi sono qui.

Post scriptum

Un ‘ultima cosa: io non ho detto mai che il mio blog è “interminabile”, io ho detto che è “sterminato”, è un parola che hai cambiato nel citarmi, d’altronde è un diario e si scrive man mano.

Il primo aggettivo ha una valenza negativa, il secondo sottoliea la lunghezza.

E’ come il tuo debole “donare per dare” e “donare per donare”. Se il signor Nietzsche, proprio colui che tu censuri sempre, avesse usato il verbo “donare” non avrebbe avuto lo stesso effetto nel suo passo: “… infinitamente ricca, la gioia dà, getta via…” , dài, ammettilo, non è lo stesso!
Per una che lavora con le parole questo pressapochismo è grave. Ma ogni parola che scrivi deve “andare” nella direzione che vuoi tu.

Dire “in campagna c’è un’etica durissima: si uccidono stretti conoscenti come una capra che si è allevata“, ecco, sostituire “c’era”, è diverso: io vado per le campagne tutti i giorni e ho visto una bambina soffrire perchè i suoi genitori hanno cucinato il gatto che lei amava, non mangerà più carne. Usare il presente è una denuncia, l’imperfetto è sdolcinato.
Tu non sai, forse, che in campagna manca l’etica, spesso. Buttano talmente tanti veleni che per chilometri e chilometri non incontri un animale, un piccolo topo, una rana, non c’è un fiore, nemmeno più i papaveri che erano i più resistenti. Tutto è morto, se non il loro seminato, che è poi il loro grosso portafoglio.
Ultimamente invece saettono dei topi giganti, mentre viaggio in auto. Topi grossi e pelosi, orrendi, possono venirti addosso alla macchina come una bomba. E sai perchè? Un’azienda di Canneto sull’Olio li ha allevati pensando di far passare la loro pelliccia per “castorino” e poi liberati perchè non c’era l’affare, ora in quei posti così pieni di fossi, si riproducono veloci. Il 90 per cento è portatrice di leptospirosi. Sembra un racconto di Buzzati, vero?
Ecco questo è quello che pensavo quando ho scritto che in campagna C’E’ un’etica durissima. C’è, credimi, c’è! E quando mi hai messo l’imperfetto mi hai fatto sospirare di tristezza.
Potrei continuare con mille esempi. Il fatto è che una brava direttrice non si deve permettere di mettere le mani su un pezzo del suo redattore senza chiederglielo. Se non lo stima, piuttosto lo mandi via.
Io me ne sono andata dalla rivista. Tutto quello che ho fatto, poi, sono le venti righe sopra, tra il faceto e la tristezza. Ri-chiudo qui. Ma non so se tu ci riuscirai a chiudere questa faccenda: non mi hai convertita al cristianesimo, fine della guerra santa con un ko.

 

3 Comments

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  2. Blog Ave40
    Set 28, 2017

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  3. tricked
    Nov 9, 2017

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